Di #macao e altri demoni

Sarà che sto invecchiando, ma mi ritrovo troppo spesso a pensare “ecco, lo sapevo!” quando non ad affermare “ecco, ve l’avevo detto!”. Sarà che sto invecchiando, ma le cose accadono, non sono una mia invezione o speculazione.

Mi è successo di nuovo con i fatti delle Torre Galfa. Ho simpatizzato per Macao, mi sembrava qualcosa di diverso dalle solite occupazioni. Mi sono ritrovato a pensare come si sarebbe comportata un’Amministrazione diversa da quella Pisapia. Io non c’ero (o meglio non avevo coscienza politica), ma immagino che al Centro Sociale Lencavallo sia cominciato in un modo analogo: un’area abbandonata, dei giovani che la occupano e cominciano a fare cultura. Governava la sinistra allora e soprattutto erano altri tempi: nessuno sgombero per anni e anni. Poi, molto poi, prima un tentato sgombero (era il 1989, Giunta Pillitteri) e poi una lunga trattativa che porta il Leonka altrove, pacificamente, ma con mille contraddizioni.

Uno dei mantra ripetuti a sinistra durante la lunga traversata nel deserto del suo essere opposizione a Milano era che con questi fenomeni sociali il pugno di ferro non poteva funzionare; che il “metodo De Corato” sarebbe stato sempre e comunque fallimentare. E l’esempio è stato spesso proprio il Leonka. Se avessimo governato noi – si diceva – avremmo gestito la cosa diversamente. Arrivando prima alla soluzione pacifica, ad esempio. E poi si aggiungeva che se ci fossero più spazi pubblici per la cultura e la creatività “non istituzionalizzate” non accadrebbero queste cose.

Tutte cose affascinanti e condivisibili; ma anche una promessa difficile da mantenere, una scommessa non facile da vincere. Che – se vinta – porterebbe davvero ad una città diversa, più europea, più civile; dove la convivenza tra culture cresce, prospera. Innescando tra l’altro un circolo virtuoso in grado di dare benefici effetti sia alla cittadinanza tutta, che all’economia cittadina, attirando talenti.

Macao è stata prima di tutto l’occasione per dimostrare che quella promessa il centrosinistra che governa Milano era in grado di mantenerla. Una cosa non scontata, viste le sue contraddizioni interne. E da questo punto di vista è stato un successo. I membri della Giunta hanno taciuto tutti in quei giorni, nonostante le contraddizioni di cui sopra. Tutti tranne uno, ovviamente: il Sindaco ci ha messo la faccia e – dopo un tentennamento iniziale – ha dato la risposta più coerente con quella promessa. La promessa di spazi pubblici per la cultura e la creatività: le Officine Creative alla ex-Ansaldo. E non solo questo, anche bandi per restituire alla città in modo diffuso piccoli e piccolissimi spazi oggi inutilizzati.

Mantenuta la promessa di “diversità”, restava da vincere la scommessa. Ma ci vuole del tempo perché queste scommesse vengano vinte. E soprattutto a scommetterci devono essere tutti i protagonisti. Ma Macao (tutti? una parte? non importa purtroppo) ha deciso di rifiutare quella scommessa. Di fronte ad una Amministrazione comunale che si comportava diversamente, non hanno retto la sfida e hanno pensato bene di comportarsi nel solito modo: occupando Palazzo Citterio. Che schifo l’Ansaldo! Che schifo le Istituzioni! Prendiamoci Brera! La solita prevaricazione, il solito rifiuto del confronto, la solita immagine di una sinistra sedicente “radicale” incapace di stare dentro una dialettica democratica. Purtroppo costa fatica scommettere su qualcosa di nuovo. Li capisco, si devono essere spaventati. Ma a pagare sarà tutta Milano se le cose non cambieranno in fretta.

Sarà che non sono ancora abbastanza vecchio, ma non mi rassegno. Mi girano parecchio i maroni a dover dire “ecco, lo sapevo!”. Preferirei di gran lunga che le cose andassero come avevamo promesso. E che quella scommessa per una Milano diversa provassimo per una volta a vincerla.

Non so se ci sarà data una seconda occasione.

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