Tidei, Adinolfi e l’identità del PD

Ieri ero ad una lezione tenuta in un circolo romano del PD sulle caratteristiche strutturali dei partiti politici e in particolare del nostro. La lezione verteva su un tema molto importante per le realtà complesse, quello dei cosiddetti “dilemmi organizzativi”.

Cito dalla relazione del docente, che poi è l’ottimo segretario del suddetto circolo che ha un passato di formatore nelle file del più importante sindacato italiano; non certo un “rottamatore”, diciamo.

[il PD] come tutte le grandi organizzazioni ha alcune contraddizioni interne, non superabili, definibili come “dilemmi organizzativi”, cioè aree di possibili scelte fra due opzioni opposte ed entrambi non soddisfacenti. […] nessuna delle due scelte è praticabile a totale scapito dell’altra.

Il relatore ne ha individuati alcuni tra i più significativi nel nostro dibattito organizzativo interno; tra questi c’e quello Unità – Pluralismo, discutendo il quale ci siamo in particolare concentrati sul tema della Identità.

Siccome la lezione era rivolta ad alcuni giovani di recente iscrizione al PD, era ovvio che ci si concentrasse molto sul tema dell’Identità. E ne abbiamo discusso a lungo. Ai giovani giustamente sta molto a cuore questa cosa dell’identità. Ed è una delle poche cose che hanno in comune con i militanti di più lungo corso (parlo delle domande che rivolgono all’organizzazione, non dei contenuti sui quali per lo più ci si divide trasversalmente alle generazioni).

Il relatore non a caso si era soffermato anche su questo, sostenendo una tesi a mio avviso molto condivisibile: l’identità è composta da due fattori. Il primo è quello su cui si concentrano i più, lui lo ha chiamato individuazione, che passa per lo più attraverso le policies, le proposte. Ma ce n’è un secondo che i miei venticinque lettori sanno quanto mi stia a cuore e che purtroppo a molti sfugge. Parlo della credibilità. Ed in particolare di quella che ho definito Credibilità ristretta, per distinguerla dalla Credibilità generale (qui un compendio).

Tra l’altro, se prima affermavo che il tema dell’identità accomuna “vecchi” e “giovani”, mi sono fatto persuaso che – semplifico – per i più avvezzi alla politica questa è per lo più un problema di policies, mentre per i nativi democratici importano entrambe le componenti dell’identità allo stesso modo e dunque la credibilità ha un enorme peso per recuperare là dove siamo deboli, il consenso dei più giovani.

Mi sono tornate in mente tutte queste cose, scoprendo che noi proponiamo norme stringenti sulla incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di parlamentare, gridiamo allo scandalo se la Presidente della VII Commissione non si dimette subito dopo aver ricevuto da Formigoni le deleghe da Assessore, ma poi ci comportiamo come ci comportiamo sul caso Tidei. Che solo per il fatto di essere diventato un caso ci sta facendo tanto tanto male.

Come ha scritto giustamente anche Cristiana (che certamente, come me, non è sospettabile di simpatie adinolfiane), Bersani e Gasbarra intervengano. Ne va, appunto, della credibilità del PD. E quindi della sua identità.

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