Ancora sulla legge Aprea. Una replica.

Il blog La poesia e lo spirito (LPELS) ha pubblicato un lunghissimo post che analizza quelli  per l’autore sono i più importanti fatti avvenuti in questo anno scolastico. Dell’articolo nel suo complesso non voglio dire nulla perché la lettura da parte mia è stata per ora solo superficiale; mi riservo di farlo non appena troverò il tempo di leggerlo con un po’ di calma.

Poiché mi ha fatto la cortesia di linkare un mio articolo per iMille, credo però doveroso fare alcune precisazioni, almeno per quel che riguarda quella parte, che è quella dedicata alla cosiddetta Legge Aprea.

La contraddizione è colta anche dai più destri nel PD, come ad esempio dal responsabile del settore scuola lombardo, Marco Campione, che mostra una certa insofferenza nei confronti delle associazioni di insegnanti e genitori e di alcuni suoi stessi colleghi di partito, ma almeno ha il merito di parlare chiaro qui.

Tralasciamo la definizione di “destro”, ognuno cataloga gli altri come meglio crede: io ad esempio considero di destra non voler intervenire sulla scuola italiana così tremendamente classista, oppure ostinarsi a supportare chi è asserragliato nella difesa corporativa di rendite di posizione inaccettabili. Sono punti di vista, appunto. Rispettiamoci senza etichettarci, così evitiamo la fatica delle precisazioni.

Le cose che mi hanno colpito e indotto ad una replica sono essenzialmente due: il riferimento ad una mia asserita insofferenza verso le associazioni di insegnanti e genitori nonchè verso il Pd e la presunta “contraddizione” che avrei colto.

Sull’insofferenza verso il mio partito, del quale sono orgogliosamente un dirigente locale, faccio sommessamente notare che sono così insofferente da rimandare al commento del responsabile del Forum scuola per approfondire la questione che ho posto. Basterebbe questo a circoscrivere il mio dissenso a chiunque volesse leggere senza intento polemico il mio scritto. Ma non voglio eludere la questione, dato che è evidente che una parte di critica “interna” è evidente: la mia non è insofferenza verso nessuno, ma pura battaglia politica. Il giorno che dovessi rendermi conto o che da parte mia la questione è diventata personale o che non ci sono più le condizioni per portare avanti quella battaglia mi dimetterei dal mio incarico nel Pd lombardo e smetterei di scrivere di scuola in termini di proposta politica, concentrandomi solo sugli aspetti tecnici.

Quanto alle associazioni di genitori e insegnanti, anche qui nessuna insofferenza, ma differenza di opinioni da alcune di esse. Peraltro è davvero ingeneroso voler suggerire una mia contrapposizione in particolare con i genitori, dato che se si volesse trovare un comune denominatore alle mie battaglie è proprio quello di spostare la centralità da chi la scuola la fa (operatori e apparato ministeriale, variamente declinati) a chi a scuola ci va (studenti e genitori, appunto).

Invece la contraddizione alla quale allude il blog LPELS è quella del Pd che prima si è opposto alla Legge Aprea e poi ha approvato una norma “copiata e incollata da [quella] proposta di legge”. Peccato che basterebbe leggere il testo per accorgersi che la norma è diversa, in quanto dal dispositivo originario sono state espunte tutte le parti che non riguardano strettamente la governance e che vedevano l’opposizione del Pd. Quindi, come ho detto anche in quell’articolo, la contraddizione non è nel voto favorevole, ma semmai tra le dichiarazioni del giorno prima e il voto stesso.

Purtroppo ogni volta che si parla di questa legge anche profondi conoscitori delle cose di scuola e persone solitamente molto attente sembrano perdere lucidità. Il fatto stesso che questo accada, con errori e forzature così grossolane come quella qui commentata, è a mio avviso la conferma che molta strada è ancora da compiere perché il confronto abbandoni il campo dell’ideologia per entrare in quello più concreto del merito dei problemi. Che sono molti e avrebbero bisogno di maggiore rispetto e cura, per provare a risolverli.

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