Di nomine, informazione e democrazia (ricordando Tocqueville)

Oggi è sabato e posso concedermi il mio periodico post impopolare. Son fatto così, mi piace dire quello che penso. Il Pd è da settimane al centro dell’attenzione del dibattito politico-mediatico per la questione nomine. Prima per AGCOM e Privacy, poi sulla RAI. Evito qui tutti gli argomenti che – seppur validi – potrebbero apparire capziosi o omissivi, per concentrarmi sulla sostanza dei comportamenti, che nei tre casi sono stati molto diversi (e questo di per sè denota l’assenza di una strategia, ma questo è un altro discorso).

Di Privacy non parlo, probabilmente le critiche che ci sono piovute addosso sono meritate. Non tanto per la figura individuata, ma per come dovevamo prevedere sarebbe stato presentato.

Su AGCOM la scelta è stata quella di mettere un tecnico d’area di chiara fama, il Prof. Décina. La scelta eventualmente sbagliata è stata quella di cedere l’altro posto all’UDC, ma è stata motivata da fattori che prescindono dal tema “come si fanno le nomine”, dunque preferisco tenerla fuori da questo post.

Sulla RAI il Pd ha prima annunciato una sorta di Aventino e poi che avrebbe fatto scegliere i “suoi” ad altri: associazioni di varia natura, in gran parte riconducibili alla galassia repubblichina (qui inteso come quotidiano, ovviamente).

Ho a disposizione la possibilità (sbagliata, che giustamente dico di voler cambiare, ma questo oggi è) di nominare uno. Primo comportamento: nomino uno bravo (certamente di area, ma altrettanto certamente bravo e adatto al ruolo); secondo comportamento: faccio decidere ai repubblichini, che sceglieranno comunque uno di area (la loro, ma è un dettaglio), ma – a giudicare dai nomi che girano – molto meno bravi. O comunque scelti con logiche che nulla hanno a che vedere col governo dell’Azienda.

Ed eccovi la cosa impopolare: io preferisco il primo comportamento. Lo preferisco da cittadino, mica da militante di partito: mi dà molte più garanzie, ma soprattutto è molto più responsabilizzante per chi quella scelta la fa. Peraltro Repubblica ha già espresso il Presidente RAI uscente e non mi sembra che le cose siano andate tanto bene in questi anni.

Ma la preoccupazione principale è un’altra: il fatto che questa mia affermazione sia impopolare è indice di un problema non da poco con quell’oggetto che chiamiamo democrazia. Tocqueville diceva che la democrazia è il potere di un popolo informato. Qui la stiamo trasformando nel potere dell’informazione populista. Preferivo Tocqueville.

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5 comments

  1. Il PD è sulla vicenda indifendibile: “uno bravo d’area” è un’espressione tipica del consociativismo. Uno è bravo è basta, o almeno nei paesi civili è così che valutano.

    1. avevo detto che volevo evitare la parte capziosa del ragionamento, altrimenti avrei detto che è bravo e basta.

      però sei tu ad essere omissivo su un piccolo dettaglio: anche quelli nominati da SNOQ sono d’area. com’è che per loro la critica non vale?

      Se posso permettermi una punta di paternalismo (nei comemnti si può): attento a non farti fottere, marco :-)

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