Perché gli spot del PD sono perfetti. E perché proprio per questo non mi piacciono

Ieri Enrico Sola (a.k.a. suzukymaruty) ha stroncato i due spot del PD. Sostanzialmente le critiche sono le seguenti.

1. La colonna sonora scelta per la campagna fa schifo.

Sto cercando in tutti i modi di trascurare il fatto che i due spot elettorali del PD, messi in circolazione oggi abbiano come colonna sonora la tragica e mortuaria canzone di Gianna Nannini.

2. Non parla all’elettore del nord (in particolare delle decisive Lombardia e Veneto)

non è irragionevole pensare che qualche giovane elettore al nord non si senta così tanto rappresentato da un ragazzo un po’ scrauso, barbuto (insomma, ai miei occhi vendoliano) e che ha un marcato accento del Sud

3. Nessun giovane può immedesimarsi in quelle scene.

davvero esiste qualcuno nel ventunesimo secolo che si fa tutto quel film in testa prima di baciare una ragazza per la prima volta? davvero c’è una ragazza che si interroga sulle quote rosa mentre partorisce?

4. È talmente generico che potrebbe essere di qualsiasi forza politica: non propone soluzioni.

Va a finire che i due spot più che veicolare una proposta politica funzionano come analisi di scenario. E dicono su una cosa su cui concordano tutti, da Rivoluzione Civile a Fiamma Tricolore: l’Italia è ingiusta.

Sul primo punto poco da dire: la colonna sonora è effetivamente inadatta. E se ne devono essere resi conto visto che la si usa in modo molto parco e solo per quel “mi ricordo di te”, che ci è stato spiegato essere ciò che ha portato alla scelta della canzone: dire agli italiani che siamo con loro. Peccato che un inno è fatto di tante al tre cose, non solo (e non tanto) del suo testo o del suo ritornello.

Ma questa è una critica alla scelta di quella “Inno” come inno, non allo spot. Sono gli altri tre punti a cogliere il cuore della comunicazione del PD, ma io – partendo dalle stesse considerazioni di Sola – arrivo invece a dire che quegli spot, nel loro genere, sono perfetti.

Mi spiego, andando con ordine. Sul punto 2 Sola secondo me è stato impreciso e infatti ha gioco facile un commentatore a replicargli

Ma perchè, in Veneto o in Lombardia non ci sono ragazzi con la barba e scuri di capelli?

Il punto dal mio punto di vista infatti è un altro. Non è vero che lo spot non parla genericamente ai giovani del nord, ma piuttosto che non parla all’elettore di Lombardia e Veneto che il PD deve convincere per conquistare quelle regioni. Ma questo non è un di per sè un errore: è – come dirò – una scelta.

Considerazione che lego al terzo punto: secondo me i creativi non vogliono parlare alle coppie giovani con problemi, ma ai loro genitori e ai loro nonni. Quelle preoccupazioni sono le preoccupazioni degli adulti quando vedono una coppia che decide di “metter su famiglia”. Degli adulti: il tradizionale elettorato della sinistra.

E così il quarto punto, la genericità. Tutti vogliono – a parole – un’Italia più giusta? Certo, ma è anche vero che la scelta di Bersani in queste elezioni è stata quella di giocarsi il ruolo rassicurante dell’uomo d’esperienza che gestirà i problemi del paese come un buon padre di famiglia. Non si è dato il profilo di chi vuole proporre soluzioni innovative, ma di chi sa quali sono i problemi e cercherà di metterci una pezza. La scelta è quella, non se ne può fare una colpa a degli spot.

Gli spot – in definitiva – sono rassicuranti, parlano all’elettorato tradizionalmente di sinistra, sono più facilmente veicolabili tra ultracinquantenni con figli e nipoti, prevalentemente del centro sud. Parlano al gruppo dirigente diffuso del PD, ovvero al committente di quegli spot e alla constituency della leadership bersaniana.

La dico con una battuta: non si può pretendere che Bersani approvi uno spot per la campagna che avrebbe fatto Renzi.

I messaggi in campagna elettorale possono essere di due tipi: quelli consolanti, che confermano l’idea che l’elettore ha del “prodotto”, che ricordano che il marchio è sul mercato e creano senso di appartenenza; oppure quelli aggressivi, che giocano all’attacco, che puntano a conquistare nuove quote di mercato. Evidentemente questi spot appartengono alla prima categoria.

Ma è la campagna del PD ad appartenere alla prima categoria. Dunque criticare gli spot è prendersela con un epifenomeno. Quegli spot sono – nel loro genere – perfetti; è il genere ad essere sbagliato. Se poi devo dirla tutta, io credo che sia più in generale il vero limite della strategia democratica. Non aver cambiato strategia dopo il mutato scenario politico è a mio avviso un errore. Anzi è – stringi, stringi – il limite più significativo di un candidato per altri versi adattissimo al nostro tempo come Pier Luigi Bersani.

4 comments

  1. solo un rilievo dei tanti che potrei fare: tutte le analisi danno al PD la palma di partito più votato dalla generazione 18-25, e anche in quella successiva, tallonato da Grillo. Quindi il PD non lo votano solo gli adulti, altrimenti non sarebbe di gran lunga il primo partito italiano praticamente dappertutto, un partito che vuole offrire sicurezze ai giovani cittadini di questo Paese, e non precarietà.

  2. Boh, gli spot non saranno capolavori, soprattutto “il parto” non funziona bene (Andrea Sarubbi lo spiega bene sul suo blog). Ma l’analisi di Sola è chiaramente viziata da un pregiudizio (nel senso che va a cercare nei contenuti delle due storie, solo quello che ci vuole trovare). E il punto 2 mi ha messo una tristezza infinita, perché sembra scritto da un leghista. Anzi no, da un lombrosiano.

  3. L’obiettivo di molti spot politici è illustrare il programma politico o, quanto meno, i suoi punti principali. Dal punto di vista dell’informazione si tratta degli spot sicuramente più completi e dettagliati. Dal punto di vista della comunicazione non sono questi certamente gli spot più d’impatto e memorabili. Il genere si divide in due tipologie ben distinte: gli spot che annunciano il programma politico che si intende realizzare e quelli che invece rivendicano i risultati ottenuti. In entrambi i casi protagoniste sono quasi sempre parole, numeri, dati. Il ricorso alla grafica, utilizzata spesso in questo genere di spot per schematizzare e spiegare i vari punti, consente di evitare la staticità e la monotonia del classico appello in video.

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