Cosa resta della vicenda TFA. Ovvero: un post di scuola che non parla di scuola.

Affidereste vostro figlio a un aspirante docente di francese che dovendo mettere a segno almeno 42 risposte corrette su 60 ne ha indovinate soltanto 32 nonostante 21 fossero state «regalate» dal ministero per evitare migliaia di ricorsi su quesiti pasticciati o sballati? […] Ammettiamo che quegli insegnanti marchiati come somari avessero accatastato anni e anni di supplenze e di precariato, vi potreste fidare solo della loro accumulazione di ore passate in cattedra?

Inizia così l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere del 31 gennaio che ha dato visibilità nazionale ad una battaglia (quella contro l’attivazione dei TFA speciali), che altrimenti sarebbe rimasta confinata nelle aule parlamentari, in quelle universitarie frequentate dai tirocinanti e su Facebook.

Ieri quella battaglia si è conclusa. E si è conclusa con una sconfitta. Una sconfitta per la scuola (che forse può ancora essere mitigata, ci torno poi) e una sconfitta mia personale, che mi sono battuto all’interno del mio partito perché prendesse una posizione diversa.

Mi consolano due cose: aver condotto questa battaglia assieme a due delle persone che nel PD stimo di più, Giovanni Bachelet e Ivan Scalfarotto e sapere che il parere espresso dalla Camera riconosce che la critica che abbiamo avanzato era fondata, anzi sacrosanta. Sancisce infatti il pricipio che chi partecipa al TFA speciale solo in virtù di una anzianità di servizio non è uguale a chi partecipa al TFA ordinario perché ha superato una selezione: i primi non potranno in nessun caso superare i secondi nelle graduatorie di istituto. Stando all’esempio di Stella: prima che ad insegnare ai nostri figli arrivino quei docenti “marchiati come somari”, deve essere esaurito l’elenco di quelli che quel test lo hanno superato e che hanno terminato un anno di studio e tirocinio. Da genitori, possiamo almeno sperare che quell’elenco sia lungo.

Purtroppo, per ragioni che è impossibile descrivere senza scendere in tecnicismi incomprensibili ai non addetti e che quindi tralascio, le condizioni poste saranno realizzabili solo se il MIUR se ne farà carico in maniera non formale: Profumo ha l’occasione per prestare fede a tutti i suoi impegni sul “merito” costruendo un provvedimento che accolga le richieste della Camera e sia a prova di qualsiasi ricorso. Non dovesse accadere, mi auguro che il PD nella prossima legislatura mantenga la promessa di queste ore: se quel provvedimento “a prova di somaro” non lo fa Profumo adesso, lo faremo noi tra qualche settimana.

Viste queste difficoltà e vista l’assenza – strumentale quanto si vuole, ma tangibile – del PDL, sarebbe stato tutto molto più semplice se il PD avesse accolto la richiesta di buon senso che abbiamo avanzato: rinviare al prossimo Parlamento e a una discussione generale su come si formano, si selezionano e si assumono i docenti italiani. Così però non è stato e vi confesso che lo sconforto è grande. Si è dato uno schiaffo al merito e quindi – sapete come la penso in proposito – uno schiaffo all’equità.

In questi anni la mia è stata una battaglia interna anche dura su un’idea di scuola in parte alternativa a quella di chi ha maggiori responsabilità di me nella segreteria nazionale. Una battaglia condotta con altri molto più autorevoli di me e che ha portato il Forum Istruzione del partito a produrre contributi che sono stati approvati nelle Assemblee Nazionali (e dei quali c’è solo un’esile traccia nel programma del PD per le elezioni politiche: alla faccia del partito pesante!).

In questo caso però la frattura è profonda, perché è avvenuta su valori fondanti del mio essere democratico. Perché si è arrivati a tanto? La spiegazione principale secondo me viene da lontano.

Civati un paio di giorni fa pungolava:

Troppe serate, in tutta Italia, sono dedicate al confronto tra noi. Alla disamina più attenta, al contraddittorio più raffinato, alla critica più solerte.

Gli ha fatto eco Emanuele Contu:

Se non riusciamo a intercettare l’attenzione del resto del Paese, se non riusciamo a sfondare nonostante l’oggettiva miseria delle altre proposte politiche, è anche perché molto spesso non diciamo cose interessanti. Cioè non troviamo temi, parole, proposte, che abbiano veramente a che fare con la vita dei nostri concittadini.

Loro si riferivano alla campana elettorale un po’ ciarliera e autoriferita che in molti stanno conducendo (ma va detto per onestà che non è una novità di quest’anno). Ma il problema a mio avviso è ben più profondo. Posizioni come quella sui TFA speciali nascono da un meccanismo analogo a quello che ci porta a fare iniziative tra noi e ad essere poco interessanti. L’autoreferenzialità denunciata da Pippo ed Emanuele ha conseguenze ben più disastrose che una brutta campagna elettorale. Ci porta a prendere posizioni incomprensibili a qualsiasi persona dotata di buon senso.

Ci porta a pensare che se Gian Antonio Stella ci critica con un argomento molto popolare (di buon senso, appunto) la colpa è sua che non capisce. O – peggio – del popolo che non capisce.

13 comments

  1. “prima che ad insegnare ai nostri figli arrivino quei docenti “marchiati come somari”, deve essere esaurito l’elenco di quelli che quel test lo hanno superato e che hanno terminato un anno di studio e tirocinio. Da genitori, possiamo almeno sperare che quell’elenco sia lungo”.
    Mi chiedo se quando si scrive tutto ciò si ragiona da genitori,insegnanti o giornalisti,perchè in tutti e tre i casi può sfuggire qualcosa,e cioè che il merito che tanto si rivendica può essere valutato solo in modo univoco e sul campo se si hanno gli strumenti per farlo, messi a disposizione dalla legge.Sparare nel mucchio non è possibile,per vari motivi. Pensa che forse un insegnante precario che lavora senza abilitazione da 10 anni possa lavorare peggio di un ultimo laureato che ha una mente già piu’ allenata per fare un test a volte quasi proibitivo?Pensa che un insegnante di ruolo da venti anni possa esere magari migliore del precario giovane senza abilitazione che magari si vede a sua volta in graduatoria dietro a chi è un abilitato ordinario?Pensa che un anno di tirocinio possa colmare le lacune di tutto il sistema scolastico italiano che tra l’altro è figlio di una scarsa preparazione universitaria mai integrata da esperienze sul campo?Potrei raccontare di un insegnante di lettere abilitata SIS che ha convinto i suoi alunni che l’America fosse stata scoperta nel 1493 solo perchè c’era scritto così sui suoi libri,o che qualcun’altra invece scriveva ancora qual è con l’apostrofo,eppure aveva superato un test non molti anni fa,proprio come hanno fatto gli ultimi!Con questo voglio dire che anche in questa occasione l’unica certezza è l’aver scatenato una guerra dei poveri,tra chi da anni lavora magari anche con passione senza vedersi riconosciuti un diritto,e chi invece giustamente vuole subito entrare nel mondo del lavoro dalla porta principale ,solo per aver superato un test,magari da lodare quelli che hanno famiglia e casa da gestire,ma la maggior parte son tutti coloro che forse hanno tempo e spazi a disposizione,senza dimenticare che nel resto d’Europa nessuno lavora piu’ di tre anni consecutivi e non ha un contratto definitivo.In tutto questo purtroppo restano sempre i responsabili politici che rimangono impuniti perchè hanno impoverito sia la domanda che l’offerta scolastica.Siamo tutti bravi a giudicare e a salire sul carro buono del momento dimenticando spesso da dove partono i disastri!
    Grazie per l’attenzione

    1. Chi ha insegnato per anni (qui non parliamo di dieci ma di tre, peraltro) ha sempre la possibilità di fare la selezione per i TFA ordinari.
      Lasciando da parte i casi particolari, il problema generale posto è ovviamente il vero problema. Ma la mia opinione – in sintesi – è che si stia mettendo una toppa e che come quella del proverbio sia peggiore del buco.

      E sa cosa la rende peggiore? Il fatto che sia una toppa. Dobbiamo piantarla di andare avanti a toppe. Tutto qui.

      1. E’ ovvio che il mio caso è particolare,tra l’altro riguarda mia moglie che ha insegnato per piu’ di tre anni,all’improvviso è arrivato qualcuno che per mettere “toppe” ha cominciato a tagliare e a ridurre cattedre,andando a discapito un pò di tutti,specie degli alunni.Ma come dice bene bisogna sempre mettere una fine,ma per lavorare sul pulito che fine fa chi ha dovuto sporcarsi per anni senza avere riconoscimento?Sinceramente pensa che una quarantenne /quaranticinquenne media riesca a confrontarsi con una 24 enne presa magari da meno problemi?Questo è un paese che non aiuta nessuno con poitiche di sostegno,che non aiuta le madri che devono lavorare e crecere i figli che sono il futuro e che sono quelli che necessitano di una scuola migliore……Il problema è che le toppe sono tante ,troppe da mettere per pensare di ripartire!

        1. la soluzione a questa vicenda per me passa dalla regolarità dei concorsi. e da un flusso costante di neoassunti da pescare per metà dalle graduatorie degli attuali abilitati e per metà dai concorsi, appunto.

          stiamo qui a discutere della possibilità di accedere alla seconda fascia delle graduatorie di istituto… come ha detto una guerra tra poveri, ma con l’aggravante di essere tra i più poveri dei poveri

          almeno trasformiamola in una competizione per il ruolo (attraverso il concorso, appunto)

  2. per mia comodità vado per punti
    1) il sottotesto, l’implicito di Stella, e non solo il suo, è che coloro che accedono al tfa speciale siano somari o, quanto meno, abbiano minori capacità e competenze degli “altri”: credo che questo assunto sia falso,scorretto e anche un po’ demagogico “di ritorno”
    2) giusto quello che affermi a proposito della necessità di riprendere tutto l’enorme tema della formazione, della selezione, dell’assunzione e, aggiungo io sapendo con te di sfondare una porta aperta, della valutazione (anche) degli insegnanti; peccato che l’interesse e i tempi di un certo modo di fare politica (e del PD?) sono difficilmente compatibili con quelli di persone in carne e ossa che hanno investito tempo, risorse, capacità, conoscenze (casomai non tutti, certo), aspettative, legittime o meno poco importa visto che nessuno si è mai preso la briga di negarle, etc etc.
    3) confesso, non conosco i test di selezione per i tfa, ma conosco abbastanza bene i test utilizzati per la preselezione del concorso in corso; be’, se domande sul calcolo delle probabilità, sul calcolo combinatorio, su differenza tra rom e ram e cosine così (sono chiaramente degli esempi non proprio di poco conto, so benissimo che c’erano richieste molto calzanti), servono per valutare le capacità e le conoscenze necessarie per insegnare in una scuola materna o anche elementare, allora chiedo cosa intendiamo per merito
    4) su un piano più generale e, direi, politico, va bene parlare e, soprattutto, iniziare a introdurre il merito come paradigma dell’equità, ma attenzione a evitare che si trasformi in un macigno che fa strage di colpevoli e innocenti. Vogliamo passare dall'”estremismo” di chi lo ha sacrificato (il merito) in nome dell’egualitarismo a quello di chi vuole affermarlo senza considerare gli ostacoli (preventivamente da rimuovere) che sono stati frapposti dagli altri e anche da noi (intendo noi “di sinistra”) lungo la strada verso una scuola e una società veramente uguale per tutti?
    Chiedo venia per la lunghezza, ma il tema, hai ragione, Marco, è veramente importante.

    1. solo due precisazioni. a essere somari (secondo stella e secondo me) sono quelli che NON hanno passato la selezione (che non era fatta di soli test, seconda precisazione).

      ci sono persone che avevano i requisiti per lo speciale (se ne parla da mesi) ma hanno fatto ugualemente il test per l’ordinario e lo hanno passato. queste persone non sono uguali a quelli che hanno aspettato la sanatoria

      nessuno ha tolto a queste persone il diritto di farsi valutare. il problema è che pretendono di non essere valutate. tutto qui.
      tra queste ci sono insegnanti bravissimi e pessimi, ma non è parlaendo dei casi singoli che si affrontano questioni così.

      hanno insegnato per anni senza abilitazione perché lo stato aveva bisogno di loro (vero solo in parte: ci sono anche quelli che non hanno insegnato per lo stato) e du questo lo stato non può far finta di niente. ma non possono pretendere di non essere valutate.

      ora per accedere al concorso è obbligatoria l’abilitazione? bene, si dia loro la possibilità di accedere al concorso con un nulla osta, ma non li si equipari a chi si è fatto valutare

      1. Marco, un sottotesto è un sottotesto e non il dichiarato. Ma, a parte le dissertazioni semantiche, mi par di capire che le prove di ammissione non fossero il massimo della precisione e della correttezza (se hanno abbonato un tot di quesiti): il merito e la valutazione sono cose troppo serie e importanti per essere affidate a sistemi e strumenti non credibili e, quindi, attaccabili (anche in modo strumentale, per carità)

  3. Io non le racconterò la mia storia, le mie esperienze all’estero, i miei titoli e i miei anni di servizio, i miei corsi di recupero in varie scuole per classi in cui la docente titolare, abilitata e di ruolo non è in grado di insegnare, ma le auguro solo di avere dei figli che si trovino in classi difficili da gestire, come oggi succede sempre più frequentemente, e di avere un insegnante che fiero della sua laurea e della sua abilitazione, di cui agli alunni non importa niente ma evidentemente a lei sì, esce dalla classe con la disperazione negli occhi e guarda una sua collega “somara” e le chiede come fare, mentre i ragazzi che hanno voglia di imparare (speriamo suo figlio) arriva a casa disperato perché in classe c’è una tale confusione che non si riesce a fare lezione. Glielo auguro di cuore! Ma si sa: l’abilitazione è garanzia di capacità! Come non riconoscere che quelle 42 risposte garantiscono la capacità di mantenere la disciplina, motivare i ragazzi, di trasmettere loro la passione e l’entusiasmo nell’apprendimento, di gestire i conflitti all’interno del gruppo classe, di attuare una programmazione e una valutazione personalizzata!! …bastasse l’abilitazione!!

  4. Finché ognuno ragionerà esclusivamente basandosi sul proprio caso particolare e perdendo di vista il bene pubblico, la soluzione di un problema si allontanerà

    1. Hai forse ragione,ma anche il singolo caso va tutelato se poi di questi ce ne sono tantissimi,dietro c’è sempre una storia,una vita,una speranza per il futuro…

  5. Rileggendo vorrei fare una domanda: se voi foste in cerca di una baby sitter e doveste scegliere tra una che ha risposto correttamente a un test ma completamente priva di esperienza e una che non ha risposto correttamente a tutte le domande ma con molti anni di esperienza quale scegliereste? A quale affidereste i vostri figli? E se doveste scegliere un medico tra uno appena laureato che si ricorda ancora a memoria tutti nomi studiati sui libri ma non ha mai visto un paziente e uno che fa il medico da tempo, che probabilmente qualcosa avrà dimenticato ma si confronta ogni giorno con diagnosi e cure quale scegliereste? Io non avrei molti dubbi…

    1. Ecco, l’esempio del medico è perfetto. Se il medico che esercita da tempo non è mai stato valutato da nessuno, preferisco quello giovane che ha superato la selezione prevista dalla legge per esercitare la sua professione

      Ed è perfetto come esempio anche perché ci dice quanto è irresponsabile uno stato che sfrutta il precariato per tamponare le proprie inefficienze. Provasse a fare con i medici quello che ha fatto con voi docenti e ci sarebbe la rivoluzione

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