Scuola: tra “unico” e “unitario” c’è una bella differenza

Oggi su Repubblica è uscita una bella lettera di Bersani con le priorità del PD sulla scuola. Ci tornerò perché il suo contenuto è davvero molto interessante. Il dibattito tra noi addetti ai lavori (purtroppo i temi importanti interessano solo agli addetti ai lavori) doveva essere su questo, ma non è stato così. E non per le dimissioni del Santo Padre.

Ho passato infatti il pomeriggio a spiegare a molti amici e compagni (di partito e non, ma tutti molto preoccupati) la differenza tra biennio “unico” e “unitario”. Infatti il Corriere ha pubblicato – a firma Danilo Taino – un approfondimento sul programma del PD e sulla scuola ha scritto che il mio partito proporrebbe, appunto, il biennio unico.

In realtà il programma del PD parla di biennio unitario, che è cosa ben diversa. Come ho scritto proprio su twitter al giornalista del Corriere, il biennio unico vorrebbe dire che fanno tutti la stessa cosa, mentre quello unitario dovrebbe prevedere “solo” una programmazione integrata tra istruzione e formazione professionale. Obiettivo di questo biennio non è tanto ritardare la scelta a 16 anni, ma consentire che eventuali modifiche della scelta fatta a 14 anni venga fatta in modo meno traumatico, possibilmente senza perdere l’anno scolastico.

Personalmente ho delle perplessità su questa opzione, che non spiegherò in questa sede. Ma è – appunto – opzione ben diversa da quella del biennio unico, che sarebbe invece, semplicemente, una sciagura. Non per la scuola, ma per gli studenti. E in particolare per quelli più a rischio di insuccesso scolastico.

Qui lo scambio su twitter con il cortesissimo Danilo Taino, che voglio qui ringraziare per la disponiblità e la curiosità intellettuale non comune.

12 comments

  1. Io continuo ostinatamente a pensare che,se non si rivedono tutti i cicli accorciando complessivamente tutto di un anno, liberando risorse e insegnanti per migliorare il servizio e recuperare gli “scarti di produzione”‘del sistema, non ci saranno grandi cambiamenti.
    Detto ciò, certo che il biennio unitario ha una sua logica e quello unico è un non senso.

  2. Caro Marco,
    c’è poco da stare tranquilli: l’integrazione fra istruzione e formazione è ampiamente fallita, per esempio in Toscana, che si proponeva di essere addirittura un modello e che proprio ora ha capito che non va e ha deciso di sperimentare nel prossimo anno un triennio complementare in alcuni alberghieri. L’integrazione è un compromesso che porta a spendere inutilmente un sacco di quattrini e mantiene la FP nel rango di un’estrema ratio per falliti.

  3. La rassicurazione mi rassicura assai poco. Il biennio unico sarà senz’altro altra cosa da quello unitario, ma sul Corriere si riporta tra virgolette: ” così che la scelta a quale scuola iscriversi non sia fatta in terza media, ma maturi dopo i primi due anni della secondaria.” Colpa dei giornalisti? Se l’idea fosse questa si tratterebbe di un’idea rovinosa e incomprensibile. Errare è umano, perseverare è ideologia. E l’ideologia, come dice Sartori, “è un pensare che ha smesso di pensare”.

    1. Io non ho rassicurato, ma precisato :-)
      Quanto a quel virgolettato sulla scelta a 16 anni è evidentemente in contraddizione con l’idea di biennio unitario e sarebbe coerente invece con il biennio unico.

      Ma la contraddizione deve essere risolta da chi vi è caduto, non da me.

  4. Carissimi
    Condivido il pensiero di Marco noi dobbiamo parlare di biennio unitario e non di biennio unico . Ci terrei inoltre a segnalare che in Piemonte le tante esperienze fatte sul biennio unitario hanno dato ottimi risultati . Certo il cammino e’ancora lungo e il dibattito in corso interessante .Molto ci sarebbe da dire pero’ proviamo a guardare a quanto si e’gia’sperimentato e a quali risultati ha portato
    Gianna Pentenero

  5. Ma chi ha ritirato fuori questo reperto archeologico del biennio unitario, addirittura pre-Berlinguer, è questa l’elaborazione sulla scuola del PD? Contro l’abbandono scolastico serve una didattica personalizzata, la stessa scuola secondaria di primo grado deve essere rivista, la secondaria di secondo grado su due canali, uo liceale e l’altro tecnico-professionale con una uscita al quarto anno come tecnico esecutivo e un prolungamento in un triennio FTS per un tecnico professionista alternativo alla formazione terziaria accademica dell’università. I passaggi tra diversi canali formativi si affrontano con la personalizzazione della didattica. L’FTS è la risposta anche rispetto agli abbandoni universitari.

  6. L’argomento del biennio è discutibilissimo e trova mille posizioni differenziate anche all’interno della stessa parte politica. Ma al momento mi pare davvero un problema che viaggia ben sopra la testa delle famiglie che guardano alla scuola e trovano un servizio pessimo per altri motivi ben più rilevanti.
    Credo che sia un grave errore del PD in questa campagna elettorale non prendere una posizione forte sul Valore della scuola nella Crescita degli individui e del Paese e sulla necessità di rivitalizzare un settore che in questi anni è stato gradualmente smantellato.
    Ma smantellato non vuole dire, per me, la solita giaculatoria sui fondi tagliati, sui precari non assunti … al contrario … La scuola, come buona parte della pubblica amministrazione, soffre terribilmente del basso livello del corpo docente, con percorsi si selezione inesistenti, che di fatto selezionano spesso chi non trova di meglio da fare … Questo vogliono sentirsi dire le famiglie … che la scuola migliorerà, che questo miglioramento è la base della crescita della produttività del paese, e della possibilità per gli “ultimi” di accedere a livelli più alti di reddito.
    Vale di più proteggere i tabu’ innalzati sempre di più dalla CGIL scuola sul “merito” del corpo insegnante o i voti di milioni di famiglie che aspettano solo segnali di cambiamento per i loro figli? perché ovunque si va in Europa, la scuola sembra ben più al centro dell’attenzione dei governi, mentre qui ogni cambiamento è temuto perché sposterebbe da una situazione disastrosa ma stra-garantita per chi ci lavora, pur di accettare basse retribuzioni e mancanza di selezione ?

  7. Ci sono argomenti che “viaggiano ben sopra la testa delle famiglie” perché esse non ne sono consapevoli, non perché non siano importanti; e sta a chi fa politica creare questa consapevolezza. C’è una rappresentazione mentale della formazione professionale che la relega ideologicamente in posizione addirittura “ospedaliera”, reparto di riabilitazione per i traumatizzati da una scuola a cui non sono adatti. Conseguenza: è l’insufficiente numero di scelte adatte ai vari talenti, non la scelta “precoce”, a creare l’insuccesso scolastico che sappiamo.

  8. Assolutamente contrario al biennio unitario, che, comunque concepito, di fatto impedirebbe in seguito un adeguato approfondimento delle materie di indirizzo e sarebbe solo una stanca e demotivante prosecuzione dell’attuale scuola media, che dovrebbe essere invece rafforzata e mesa in condizione di far emergere le diverse inclinazioni e propensioni degli studenti

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