Bachelet sul biennio unitario. #primalascuola

Finalmente il Corriere ha pubblicato la rettifica di Bachelet sul biennio unitario. Come anticipato da me qui, non vogliamo un prolungamento della scuola media, ma un sistema articolato flessibile con impianto unitario fatto di core curriculum e materie opzionali.

bacheletIn quel contesto questa innovazione ha senso e non ha nulla a che vedere con l’esigenza di posticipare la scelta dell’indirizzo, ma con quella di adeguare l’articolazione dell’offerta formativa alla società contemporanea. Il biennio unitario da solo non risolve i problemi che la scuola ha per quel che riguarda l’orientamento e il ri-orientamento, veri punti deboli di tutto il sistema al quale è connesso il dramma della dispersione scolastica (ricordo che in Italia è al 18%).

Della lettera di Giovanni, voglio quindi sottolineare un passaggio in particolare, ovvero il suo riferimento al “sistema nazionale e regionale” e alla “pluralità di offerte formative del territorio”. Un riferimento importante che fa capire come non sia intenzione del Partito Democratico depauperare uno dei cardini del sistema, ovvero i sistemi regionali di formazione professionale, che – seppur differenti da regione a regione – hanno tutti rilevanza e dignità, contribuendo a formare un gran numero di studenti che altrimenti uscirebbero dal sistema senza qualifica.

Valorizzare l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni vuol dire questo, non inchiodare i ragazzi alla sedia e al banco fino al compimento del loro sedicesimo compleanno per poi magari espellerli e dimenticarsene.

8 comments

  1. Finalmente una buona notizia. Spero vivamente che questa sia la posizione di tutto il partito, senza margini di equivoco. Questo e’ particolarmnte importante per la Lombardia, dove il nuovo governo regionale dovra’ buttare via l’acqua sporca della mancata o incompleta programmazione integrata dell’offerta formativa e delle opacita’ ma non il bambino della buona istruzione e formazionr professiomale

  2. Dice Francesca Puglisi il 15 gennaio: “C’è un dato: 18 regioni su 20 hanno scelto percorsi integrati e non alternativi come quelli della regione Lombardia, per la formazione: tutti partono con l’istruzione professionale il primo anno, e la formazione professionale si affianca nel secondo anno. Questo consente al ragazzo di non decidere il proprio futuro in terza media. Se vogliamo veramente dimezzare la dispersione e garantire il diritto all’istruzione dobbiamo puntare a questo sistema”.
    Vorrei sapere perché dopo la terza media si può scegliere un tecnico, un linguistico o un classico senza “decidere del proprio futuro”, mentre sarebbe così se si sceglie la formazione professionale, da cui peraltro, dove questa è ben organizzata, si può tornare all’istruzione e persino andare all’università. E perché dobbiamo “puntare a questo sistema” quando il Trentino è l’unica provincia che ha dimezzato l’insuccesso scolastico (9% circa) avendo un’ottima formazione professionale. Come mai Francesca Puglisi non ne parla? Perché non parla della Germania? Siamo sicuri che abbia studiato a sufficienza il problema? Io ne dubito.

    1. questo andrebbe chiesto a francesca.

      a me per ora basta la precisazione di bachelet e il fatto che bersani nella sua lettera a repubblica quando parla di dispersione non fa cenno a nulla di tutto questo, ma anzi parla proprio di altre leve sulle quali agire e fa un esplicito riferimento al rilancio della formazione tecnica e professionale

  3. Credo che l’obbligo a 16 anni deve riguardare tutte e tutti i ragazzi con un biennio unico e dopo si decide l’indirizzo verso tecnici-linguistici-scientifici…..l’esperienza professionale in alcune regioni d’Italia mi sembra devastante se non per qualche fondazione-istituto che ne ha tratto beneficio ma non certo i ragazzi e le ragazze….La dispersione parte dalle medie ed è lì che bisogna lavorare insieme all’obbligo dello studio fino ai 16 anni.

    1. per fortuna questa posizione (molto autoconsolatoria, ma che sarebbe una sciagura per decine di migliaia di studenti a rischio dispersione) non appartiene a nessuno nel pd.
      nemmeno alle sue parti più conservatrici

    2. Certo che la dispersione affonda le sue radici nella scuola media, anzi molto prima. Proprio per questo proporre a tutti la stessa area comune teorica provoca ulteriore selezione e contraddice gravemente il principio esplicitato nelle linee guida del biennio della relazione necessaria tra cultura teorica e ecultura professionale. Il retroterra del biennio unico e’ gentiliano. Mi pare peraltro che la mancanza di rapporto con il lavoro comprometta ulteriormente il gia’ scarso livello di motivazione dei nostri ragazzi. Quanto alla prrsunta superiorita’ del sistema integrato rispetto a quello complementare se ne dovrebbe discutere dati alla mano : su quelli relativi ai livelli di apprendimento e su queli relativi ai livelli di occupabilita’. I dati Isfol non confermano le personali convinzioni di Francesca Puglisi

  4. A proposito della lettera di Bersani, mi chiedo se qualcun altro oltre a me e ai colleghi del Gruppo di Firenze sia rimasto basito nel sentirgli dire che l’insegnante da “erogatore di consocenze” deve trasformarsi in “sollecitatore dell’apprendimento”. Sono slogan ridicoli e offensivi che meritano una sola risposta: “Erogatore sarà lei”.

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