Il Capocomico. Ovvero come Durrenmatt (e Marx) avevano previsto Grillo

« Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. »

Karl Marx

Tempo fa sono andato a teatro a vedere un adattamento di una pièce teatrale del drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt, I Fisici. Quell’esperienza mi ha fatto riscoprire l’autore che in gioventù avevo molto apprezzato anche per la sua sapiente descrizione dei comportamenti umani, in chiave tragica, comica e/o grottesca.

Ne è nata una chiacchierata con la persona che era con me a teatro che mi ha così prestato il volume edito da Feltrinelli dei suoi “Racconti”, nella traduzione di Umberto Gandini. Lo avevo letto ai tempi del mio innamoramento per il genio svizzero, ma ne avevo attenuato nel ricordo l’enorme capacità immaginifica.

La lettura di uno di questi racconti, “Il direttore del teatro”, dedicato a come nascono i totalitarismi, ha stimolato la mia fantasia e mi ha portato a trasporlo integralmente, modificandone solo pochissimi passaggi (sono davvero pochi, basta confrontarlo con l’originale per verificarlo).

Quando l’ho scritto (circa sei mesi fa), l’ho mandato per pudore solo ai miei amici più cari. Ora mi piace metterlo a disposizione dei miei venticinque lettori. Così, a futura memoria. Mi auguro con tutto il cuore che possa finire in un modo diverso, ma quello che mi interessa portare all’attenzione non è tanto la parabola del Capocomico, ma quella del pubblico pagante. E quella purtroppo è sotto i nostri occhi a prescindere da come andrà a finire.

Si tratta di una trasposizione integrale, dunque molto lunga, ma spero alcuni avranno la pazienza di leggerlo. E se vale la pena è solo merito dell’originale, del quale ho cercato di mantenere i passaggi letterari, limitando a cambiare il minimo indispensabile.

Il pdf è scaricabile cliccando a questo link: Il_Capocomico.

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