Caro @francescocosta…

Caro Francesco, amico mio.

Tutto giusto quelo che scrivi sulla dissonanza cognitiva del PD, ma secondo me trascuri due elementi (in parte interconnessi tra loro). Il fatto di trascurarli peraltro giustifica ai miei occhi anche il tuo perorare una causa (il GoVerno a 5 stelle) che significherebbe la fine di ogni prospettiva liberaldemocratica in questo paese, prospettiva che so essere a te cara.

Il primo elemento forse non lo trascuri, ma ti limiti ad ometterlo; per carità di patria, immagino. Ma se facciamo analisi dobbiamo essere crudi. E crudeli. Trascuri il fatto che oggi ai vertici del PD gli elementi di battaglia politica interna sono molto presenti nei posizionamenti di ciascuno (condizione aggravata dal fatto che tra un mese si rinnova il Quirinale, lente con la quale leggere molti posizionamenti attuali). So bene che questo atteggiamento è una cosa brutta, in particolare per il Paese, visto il momento che attraversiamo, ma così è. Non dico che la battaglia interna sia la prima cosa a cui pensano, ma certamente è un elemento che pesa. Irresponsabili? A essere onesti, solo in parte. Proviamo a mutare prospettiva: se fai politica è perché credi nelle tue idee, logico che voglia farle prevalere. L’importante è avere il senso del limite. Est modus in rebus…

Secondo elemento. L’atteggiamento di cui sopra riguarda ovviamente tutti, nemmeno io ne sono immune (l’unico disinteressato al futuro del PD mi sembra Bersani). Ma in questa fase è particolarmente determinante chi oggi è più vicino al segretario, il gruppo dirigente stretto, fatto di “vecchi” più o meno marpioni e soprattutto da “giovani” più o meno turchi. Bene, questi ultimi sono anche portatori di una linea politica. Lo sono stati in questi anni e soprattutto pensano di essere destinati a guidare il partito sulla base di quella linea politica. Quella linea politica teorizza uno spostamento a sinistra del partito. Quella linea politica è uscita distrutta da queste elezioni (alla sinistra del PD non c’è nulla, come si è visto). A meno che…

A meno che non si teorizzi che il MoVimento sia alla sinistra del PD. Che è esattamente quello che sta avvenendo. Non nego che elettori del PD o di SEL abbiano votato M5S, ma non è certo l’asse sinistra-destra ad essere stata determinante per la loro scelta. Io non penso siano tutti dei cinici che si stanno inventando una fregnaccia a loro utile, ma “semplicemente” – si fa per dire – che sbaglino lettura della società (anche quanto scrive Cappellini su Renzi lo conferma). Questo errore di lettura li porta a considerare Grillo e i suoi alla stregua dei “compagni che sbagliano” (la citazione non è solo per assonanza, è davvero ai miei occhi lo stesso errore – dal punto di vista concettuale – che fece il PCI negli anni di piombo). Così spieghi l’agenda che Bersani ha proposto ai pentastellati dalle colonne di Repubblica: è un’agenda del PD solo un po’ più radicale E come fai notare anche tu, Francesco, tutta la prima parte non è affatto nelle corde dei grillini, a ulteriore conferma che non è un porblema di sinistra-destra.

E così vengo – in conclusione – al nesso tra i due elementi. Quell’agenda è proposta non tanto al MoVimento, ma soprattutto ai militanti del PD (e infatti a loro piace, come si capisce dalle reazioni on line e nelle discussioni nei circoli). Agenda ad uso e consumo dei militanti democratici perché si convincano che la teoria del “MoVimento costola della sinistra” abbia un qualche fondamento, confermando così ai loro occhi la teoria identitaria sulla base della quale hanno sostenuto Bersani alle primarie (perché questo era). Sui convincimenti che si depositeranno in questi giorni verrà fatto il prossimo congresso e i giovani più o meno turchi si stanno – per così dire – portando avanti col lavoro.

Questo sta avvenendo in queste ore. Mi piace? No, non mi piace. Sono movimenti e posizionamenti analoghi a quelli che si realizzarono ai tempi delle dimissioni di Berlusconi. Quando i turchi come prima reazione invocarono le elezioni. Ci pensò Napolitano a spiegare a Bersani che avrebbe dovuto tenere a bada i “suoi  ragazzi”. La differenza è che oggi purtroppo non è detto che Bersani ne abbia ancora la forza.

10 comments

  1. Caro Marco, rispondo sinteticamente. Eccome se la prospettiva liberal mi sta a cuore, ma credo che in questa fase la priorità sia dare al paese un governo dignitoso che porti rapidamente il paese a votare (necessariamente con una nuova legge elettorale). Sia chiaro: considero l’ipotesi una disgrazia frutto del clamoroso tracollo elettorale del PD. La considero la disgrazia minore, diciamo così, rispetto a Bersani che va in Parlamento e viene sfiduciato al primo colpo. Il fatto che un eventuale governo M5S debba necessariamente avere il sostegno del PD mi rassicura relativamente ai suoi lati più retrivi. Sul primo elemento hai ragione da vendere e l’ho omesso per carità di patria, e perché se no non se ne esce: indico una strada che mi sembra sensata, poi – come dici tu – ognuno valuta fin dove spingersi relativamente ai suoi obiettivi. Sono d’accordo anche con il secondo punto, che è molto interessante. Ma rispondo con una domanda che faccio non retoricamente: l’alternativa è mandare Bersani dritto contro un muro in Senato, a certificazione del fallimento suo e dei giovani turchi? Magari sì, eh.

    1. Ancor più sinteticamente. per fare quanto dici non serve un goVerno, ma un Governo. Bersani ci è già andato dritto contro un muro. Il problema è che chi ce l’ha mandato ora vuol provare a rifarsi una verginità

      1. francamente Marco qualsiasi accordo col PDL mi sembra lunare.. che vi piaccia o meno l’asse liberaldemocratico nel partito e’ minoritario e qualsiasi soluzione che implichi questo accordo costituirebe de-facto la liquidazione del parito in quanto tale. Bersani con tutti i suoi limiti questo sembra averlo capito, e anche Francesco, con cui spesso sono in disaccordo, tu invece temo di no.

        Peraltro incaponirsi su questa posizione di governissimo o quel che e’ e’ miope anche dal tuo punto di vista.
        Il goVerno dura 6 mesi, max 9, e alla fine passa Renzi che stravince col 40% che qui tutti, ma proprio tutti sono terrorizati e spaventati. E non parlo di elettori piddini, ma di quel 70% che non ha votato berlusconi

        Poi certo la dialettica futura del partito stara’ tra Renzi e Civati, ma questo giusto tra un paio d’anni se tutto va bene.

        1. scusa marco ma in questo parlamento – al momento- ci sono solo 2 opzioni: goVerno PD- M5S o governissimo PD-PDL-(Monti)

          Poi se punti sia sostenibile da un qualsiasi punto di vista che un governo possa essere sostenuto da un tizio che ha appena indetto una manifestazione popolare contro i giudici nel giorno di un verdeto contro di lui… beh non so che dire

  2. Marco,
    temo che commetti lo stesso errore che attribuisci ai giovani turchi: usare le tue preferenze politiche come filtro attraverso cui leggere i risultati delle elezioni.
    Ci sono due elementi oggettivi:
    – a guardare analisi e flussi elettorali, il blocco storico di sostenitori del M5S e una buona parte di voti conquistati nelle ultime elezioni vengono da PD e sinistre varie. Su questo c’e’ poco da discutere, ci sono ricerche fatte bene e i numeri sono numeri.
    – la maggior parte dei punti del programma propositivo del M5S (che e’ naif quanto vuoi, ma esiste) sono classicamente di sinistra: l’ambientalismo, il reddito di cittadinanza, la solidarieta’ prima della contabilita’… Puoi chiamarla tradizionale, nostalgica, ma comunque sinistra.

    Che Grillo in se’ sia di sinistra o meno conta solo se pensi che tutti i suoi elettori abbiano votato soltanto lui e il suo sfascismo, e non in buona parte (non tutti) anche il programma che ci sta dietro, ma questa e’ la stessa lettura facilona che molti avevano dato della Lega 20 anni fa, e che non regge se appena ti metti a parlare con qualche decina di elettori, attivisti ed eletti M5S. Provaci, sono sicuro che ne conosci anche tu.

    Se lo fai, magari cambierei idea anche su un’altra questione, e cioe’ il modo in cui sottovaluti il peso elettorale delle reazioni all’austerity e della richiesta di politiche sociali, che non si poteva indirizzare a SEL, alleata col PD e quindi in predicato di governare con Monti, o a Ingroia, che guidavo un progetto mediocre e sconfitto in partenza.

    Insomma, a guardare i dati di spazio a sinistra ce n’e’: poi puoi liberamente pensare che il PD non debba inseguirlo in quelle forme ne’ cercare di plasmarlo in forme nuove, ma disconoscerlo mi sembra un’operazione miope o manipolatrice.

    1. Grazie Stefano. ti rispondo per punti.

      Primo (e il post era su questo, non sull’analisi del voto), io non imputo ai giovani turchi di leggere il risultato elettorale attraverso il filtro delle loro preferenze politiche, la mia accusa è molto più grave. Li accuso di usare il risultato elettorale di grillo a scopo battaglia politica interna. Aggiungo anche che nessuno è immune da questo (nemeno io) e che non è una cosa orrenda a patto che venga fatto con moderazione

      Secondo (qui andiamo nell’analisi del voto e quindi OT, ma ti rispondo per non apparire elusivo), non nego che elettori delle sinistre varie abbaino votato grillo (e l’ho scritto) e nemmeno che lo abbiano fatto elettori del pd (questo non l’ho scritto perché mi sembrava implicito). Molti elettori del pd hanno votato grillo (in particolare là dove governiamo da molto: curioso, no?). Io sostengo che chi ha votato grillo non lo ha fatto sulla linea destra-sinistra, ma su quella vecchio-nuovo.

      Tornando in topic, ti faccio notare che la tesi turcogiovanile secondo la quale avremmo perso voti a sinistra non regge anche perché sarebbe come dire che altri con altre linee hanno gestito partito e campagna elettorale. Questo pugnalare alle spalle bersani da parte di chi lo ha usato, condizionato, sostenuto alle primarie è davvero una cosa squallida. E a prescindere da come ci si è schierati alle primarie bisognerebbe riconoscerlo

  3. Marco, non mi riescono i processi alle intenzioni, quindi non posso giudicare se i giovani turchi parlino per convinzione e convenienza: probabilmente entrambe, come dici tu le due cose si reggono a vicenda, e non credo lo facciano senza moderazione.

    Quel che posso dirti e’ che pensare che il successo di grillo sia riconducibile solo al cleavage vecchio-nuovo mi sembra lo stesso errore superficiale fatto 20 anni fa con la Lega, che non tiene conto di alcuni dati di fatto:
    – il successo parallelo di Berlusconi con una piattaforma anti-austerity (non di sinistra, ma comunque anti-rigore e anti-liberismo)
    – il peso prioritario dato sia da Grillo sia dai suoi candidati alle tematiche socio-economiche in campagna elettorale, peso anche superiore al nuovismo anti-casta
    Ci abbiamo messo almeno 15 anni a capire che la Lega prendeva voti non solo di protesta, ma anche su alcuni temi concreti: le troppe tasse, l’importanza della piccola-media impresa, il timore di una modernita’ improvvisa non governata… Vorrei evitare di far passare altri 15 anni prima di prendere sul serio i temi di policies sollevati da Grillo.

    Quanto alla tua conclusione, mi sembra ingenerosa o almeno incompleta: i giovani turchi hanno rimproverato a Bersani dopo le elezioni la stessa cosa che gli rimproveravano prima, ovvero l’inseguimento pervicace e insensato di Monti. Aggiungici il fatto che il PD si e’ astenuto dal fare campagna elettorale, e capisci perche’ ha perso voti a sinistra. (Dato di fatto che peraltro riconosci anche tu)

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