In difesa di #opendirezione. Su @ateniesi

Ieri sono usciti un paio di editoriali critici verso le dirette streaming degli eventi politici. Ho commentato con un articolo per ateniesi.it che è possibile leggere qui. Giovanni Cocconi ha replicato dicendo di essere favorevole alla diretta della Direzione e che il suo articolo parlava solo della consultazione di Bersani con il M5S. Mi scuso se ho travisato il suo pensiero, ma sono stato tratto in inganno da da due passaggi del suo editoriale, che riporto di seguito.

In apertura di pezzo si legge

Però da un po’ di tempo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle è iniziata una strana rincorsa a chi ha meno paura della diretta web. Una competizione che avrà il suo culmine questa mattina con la trasmissione dell’incontro tra Bersani e la delegazione Cinquestelle, le prime consultazioni in streaming della storia della Repubblica.

E più avanti

La diretta streaming viene oggi sbandierata come misura della democrazia interna, metodo anti-Casta, prova regina delle proprie buone intenzioni. Una china pericolosa. L’onere della prova si è come rovesciato: quello che non viene trasmesso in streaming puzza di opaco, sporco, oscuro. Le stesse parole regine della politica (trattativa, compromesso, mediazione) diventano qualcosa di cui vergognarsi. «Noi non abbiamo niente da nascondere, noi abbiamo trasmesso la nostra direzione in diretta streaming» ha ripetuto più volte il leader del Pd per marcare le propria differenza rispetto al Movimento 5 Stelle.

In entrambi i passaggi la critica non è esplicita, ma a mio avviso c’è. Si cita negativamente la rivendicazione di Bersani della direzione in diretta e si parla di “strana rincorsa a chi ha meno paura della diretta web”, “competizione che avrà il suo culmine”, “china pericolosa”, “onere della prova rovesciato”… Se non si sta parlando di due eventi e non di uno solo, che senso avrebbe parlare di “china” e di “culmine”?

Detto questo, confermo quanto scritto nel pezzo. Ovvero che concordo con quella che è a mio avviso la critica centrale che Cocconi rivolge alla scelta di trasmettere in streaming: il fatto che la si subisca e il fatto che assecondi l’antipolitica sottostante alla richiesta. Semplicemente non vorrei che critiche di questo tipo fossero usate a pretesto per cassare un’innovazione (#opendirezione, appunto) che invece ha – ribadisco – più pregi che vantaggi.

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