Alfano si deve dimettere? My two cents.

Ma Alfano si deve dimettere oppure no? Secondo me, si. E lo dicevo anche prima delle rivelazioni odierne di Procaccini (“Alfano sapeva”, avrebbe detto). Le rivelazioni in sé, se non suffragate da prove, non aggiungono e non tolgono nulla alla vicenda: potrebbero benissimo essere quelle di una persona desiderosa di vendetta e/o che ha interesse a far casino per ragioni sue.

Alfano si deve dimettere perché ce lo ha insegnato un classico della filosofia politica contemporanea: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Per questa banalissima ragione le responsabilità politiche del Ministro dell’Interno sono indipendenti da quanto lui effettivamente sapesse di tutta la vicenda.

Si dice che il problema del Pd a dire questo sia la preoccupazione per la tenuta della maggioranza, ma di fronte alle questioni in ballo (credibilità internazionale, diritti umani, rapporti con una dittatura) non può bastare. Letta ha ragione a dire che “serve la stabilità politica”, ma ad essa non può essere sacrificato tutto. Se il problema è il ruolo politico ricoperto da Alfano, si chiarisca che nessuno mette in discussione il suo incarico di vice premier (è quello il ruolo che ricopre per garantire stabilità ed equilibrio), ma il Pd deve pretenderne le dimissioni da Ministro dell’Interno.

Questa in estrema sintesi la posizione che mi piacerebbe fosse presa dal mio partito. Con una aggiunta. Perché non mi piacciono le prese di posizione estemporanee e vorrei che da ogni avvenimento traumatico ne traessimo un insegnamento generale. Quale insegnamento traggo da questa vicenda? Più che un insegnamento, la conferma che ormai il potere politico è abbondantemente subordinato a quello della tecnostruttura che governa i ministeri.

Mi ha sorpreso molto leggere nei social le reazioni scandalizzate alla relazione di Alfano in Parlamento. Non poteva non sapere, si è detto. Questa reazione mi conferma la scarsa consapevolezza diffusa della gravità della situazione. Per quel che ho imparato di certe dinamiche facendo politica, Alfano poteva benissimo non sapere (o non sapere tutto). Una prova, anche se indiretta? Provate a verificare quanti Capi di Gabinetto o alti funzionari ministeriali restano al loro posto nonostante il cambio di titolare del Dicastero. E come ciò avvenga anche quando il nuovo inquilino è di parte politica assai diversa da quella del predecessore.

Perché trovo questo così grave? Ad esempio perché quei funzionari non sono eletti da nessuno. Ecco perché a mio avviso è questo il punto politico più rilevante di questa vicenda, che per gli altri aspetti – lo ribadisco – trovo inqualificabile.

Dopo le dimissioni di Alfano mi piacerebbe che discutessimo serenamente e pacatamente anche di questo. Almeno coloro tra noi – e so per certo che sono la maggioranza – considerano il fare politica un mezzo e non un fine. Il mezzo per cambiare le cose. Altrimenti meglio smettere di fare politica e intraprendere la carriera da grand commis di Stato. Che non solo è più redditizia, ma anche meno inutile.

Però pensiamoci bene prima di gettare la spugna: la democrazia è un’altra cosa

3 comments

  1. Scusa, ma non diciamo da secoli che la competenza non ha bandiere? Se un rappresentante delle istituzioni è competente, perché dovrebbe seguire il destino del personale politico che presiede gli organi di governo? Questo, per esempio, è esattamente il limite della situazione della sanità pubblica, dove i dg degli ospedali seguono i destini dei loro padrini politici, senza guardare nel merito se hanno fatto bene o male.
    Se poi il discorso si limita ai ministeri, allora mi chiedo come si possa pensare a un ricambio periodico di persone che arrivano a quei livelli di dirigenza, proprio al termine di un lungo percorso professionale e di merito (o almeno così dovrebbe essere). e che dovrebbero essere lì proprio per fornire il supporto di esperienza e conoscenza necessaria a ministri che non siano “tecnici” della materia.
    A me sembra invece che la vicenda Alfano metta in luce la spaccatura tra le strutture dello Stato e una classe politica, ormai completamente autoreferente da pensare di scaricare responsabilità politiche su servitori dello Stato.
    Se così non fosse, se dovessi pensare che davvero la polizia può agire a questi livelli di diplomazia internazionale, in totale autonomia, senza un confronto con il governo politico del paese, allora la situazione sarebbe di una gravità inaudita, altro che dimissioni di un ministro: siamo al limite del colpo di Stato.

    1. quindi siamo d’accordo. la situazione è di una gravità inaudita

      quanto alle competenze senza bandiera, parliamo del capo di gabinetto mica del direttore generale

  2. Questo mi sembra una dei commenti più ficcanti letti sull’argomento. Non sono d’accordo con Marco D: la carriera di un funzionario passa in secondo piano rispetto alla necessità, direi assoluta, del ministro di avere intorno a sé persone di cui si possa fidare ciecamente. Persone con le quali può lavorare bene e incisivamente. Persone che non gli cucinino piattini come questo (anche se io non penso che Alfano sia ‘nnucenti come un bambino, nella faccenda)
    Tra l’altro questo mi permette di dire una cosa che non c’entra niente con Alfano, ma che è da un po’ che vado rimuginando.
    Tempo fa la Carrozza, persona di sicura intelligenza e competenza nel proprio campo, ha dichiarato che (in sostanza) che per lei è molto importante garantire nella scuola l’immissione in ruolo di tot persone nell’arco di un triennio.
    L’ha messa giù in maniera molto forte, quasi un suo impegno personale.
    Però fino a pochi mesi fa la Carrozza non aveva ragione di occuparsi di scuola, non sapeva come funzionasse (si occupava di tutt’altro) né aveva mai avuto a che fare con l’amministrazione ministeriale della Minerva, se non per l’ambito universitario.
    Sono sue quelle cifre? No, evidentemente le ha avute dai suoi sottoposti al ministero. Dai quali dipende senza avere altre fonti. Questo la rende debole e manipolabile.

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