Scuole dell’infanzia paritarie di Milano: pragmatismo e concretezza

In merito alla vicenda dei finanziamenti comunali alle scuole dell’infanzia paritarie, mi sento di condividere la sostanza del Comunicato delle Associazioni e della Curia di Milano. Sono molto contento che il tavolo – voluto dall’Assessore Cappelli per definire i termini del rinnovo della Convenzione – sembri incanalarsi verso la giusta direzione.

In particolare, mi sento di sottoscrivere i principi condivisi da tutti i partecipanti al tavolo:

  1. Tutti i bambini sono uguali e devono godere delle stesse opportunità educative;
  2. È necessario avere più cura verso le fasce più deboli della popolazione;
  3. Le scuole dell’infanzia paritaria della città di Milano e le scuole comunali fanno parte dello stesso sistema pubblico integrato.

Nonché l’auspicio delle Associazioni, ovvero:

che il Consiglio Comunale, in sede di approvazione del Bilancio, consideri questi principi condivisi, tesi unicamente a garantire il diritto fondamentale che ora è a rischio: assicurare il servizio educativo alle famiglie e ai propri bambini.

Ricordo che la questione investe “92 scuole paritarie, gestite da fondazioni, congregazioni religiose, associazioni culturali, cooperative, parrocchie, enti di differenti ispirazioni religiose e filosofiche, frequentate da circa 7 mila allievi”. L’obiettivo di tutti (Comune e gestori) sembra essere quello di trovare una soluzione condivisa e questo è quanto di meglio si può auspicare per chiudere una vicenda complessa. Che deve a mio avviso tenere conto di pochi punti fondamentali:

  • In un momento di ristrettezza economica si deve operare con dei risparmi che tutelino sempre le fasce più deboli; da questo punto di vista non è lo stesso parlare dei grandi istituti privati o di piccole realtà parrocchiali o del privato e laico
  • I termini di una Convenzione in scadenza vanno rispettati da tutte le parti fino alla loro scadenza
  • Il contributo che il Comune può dare non è solo di natura economica, ma anche volto a facilitare condizioni favorevoli con Società da esso controllate (ad esempio per la mensa con Milano Ristorazione)

Sono certo che se ciascuno farà la propria parte, senza chiudersi in inutili arroccamenti partigiani o in atteggiamenti manichei si arriverà ad una soluzione che limiti l’impatto negativo sul sistema pubblico della nostra città. Una volta di più il modo per uscire dalle questioni complesse è affrontarle all’insegna del pragmatismo e della concretezza.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Assessore Cappelli per l’impegno che come al solito sta mettendo nell’affrontare questioni complesse per trovare soluzioni ragionevoli, viste anche le condizioni economiche e sociali nelle quali purtroppo è costretto ad operare.

14 comments

  1. Sono in assoluto disaccordo con Lei e le tesi sostenute da Lei in consonanza con l’Associazione delle scuole private paritarie. Gli enti pubblici hanno il dovere costituzionale di sostenere e finanziarie le sole scuole pubbliche, cioè statali e comunali, che assicurano esse sì l’uguaglianza di trattamento per tutti gli allievi. La Sua è una battaglia di retroguardia, cara alla destra politica e sociale del nostro Paese. Fortunatamente gli operatori scolastici più avveduti e la stragrande maggioranza delle famiglie la pensano diversamente.
    Nicola Pantaleo (Associazione “31 ottobre per una scuola laica e pluralista”)

    1. Battaglia di retroguardia sarà la sua che nemmeno conosce la definizione di scuola pubblica e i contenuti delle leggi repubblicane

      Leggi che ci possono non piacere ma che finchè non cambiano vanno rispettate

      Per fortuna il comune di milano ha altri orientamenti

  2. Caro Champ (forse sarebbe meglio firmarsi), conosco bene le leggi e naturalmente il senso della dizione “scuola pubblica” La legge Berlinguer del 2000 è in chiaro contrasto con la Costituzione che vieta espressamente (e sono inutili tutti i contorcimenti interpretativi) “oneri” a favore delle scuole private. Se la ripassi la Costituzione e si renda conto che le scuole di tendenza naturalmente hanno diritto di esistere ma vivano con le ricche rette pretese dalle famiglie e non gravino sul bilancio pubblico!

    1. La legge Berlinguer è così in contrasto con la Costituzione che ben due sentenze della Corte Costituzionale ne hanno confermato la validità. Studi che è meglio per tutti. Ma soprattutto per lei, che potrà imparare cose nuove.

      Ciò detto, io mi firmo, per chi mi ha preso? Questo blog si chiama Champ’s Version per un motivo.

  3. Non è la prima volta che la Corte emette sentenze discutibili. L’art. 33 è chiarissimo. Su questo non mi ha risposto. Se fosse meno parziale dovrebbe riconoscere che è giusto che lo Stato aiuti le proprie scuole, cosa che non fa, e smetta di favorire anche in questo con odiosi privilegi la Chiesa cattolica

  4. Gentile Sig. Nicola, la Repubblica italiana, in linea con il dettato costituzionale, garantisce l’istruzione gratuita e obbligatoria per tutti i cittadini, senza distinzioni. A questo serve il sistema nazionale di istruzione costituito da scuole statali e da scuole non statali paritarie, la cui collaborazione e non contrapposizione nel concorrere ad assicurare il bene pubblico dell’istruzione, costituzionalmente garantito, assicura quella democraticità e pluralità dell’offerta formativa ben difficilmente garantibile dalla Scuola Unica di Stato.
    In merito agli oneri, consideri che uno studente di scuola statale costa a TUTTI I CONTRIBUENTI circa 7500 euro all’anno, mentre uno studente di scuola paritaria costa a TUTTI I CONTRIBUENTI circa 500 euro all’anno.
    Dunque sono i fatti e non le “battaglie di retroguardia” o “i contorcimenti interpretativi” come Lei li chiama, ad attestare l’assoluta evidenza che ogni studente di scuola paritaria genera per lo stato un risparmio annuale di 7000 euro.
    Questo, secondo Lei, significa gravare sul bilancio pubblico ?

  5. Caro Sig. Di Pilato,
    apprezzo il garbo della Sua risposta ma rimango della mia opinione. Credo fermamente nel pluralismo dell’istruzione ma non mi sembra che questo sia sufficientemente garantito nelle scuole di tendenza, in larghissima misura confessionali, dove vige una mentalità esclusivista e poco propensa al dialogo tra culture e fedi diverse, terreno che prevale nella scuola statale, con l’eccezione della scandalosa presenza dell’insegnamento della religione cattolica, facoltativo ma non troppo, visto che figura nell’orario obbligatorio, e gestito da docenti scelti da un’autorità esterna alla scuola.
    Quanto al discorso finanziario è ovvio che lo Stato debba spendere i denari di tutti noi per la scuola che ha istituito; molto meno ovvio è che io debba contribuire a pagare o finanziare indirettamente una scuola privata che, come è accaduto nel passato, dovrebbe autofinanziarsi. Le cifre dei finanziamenti pubblici alle private sono enormi e del tutto inaccettabili in linea di principio e di fatto.
    Grazie comunque per avere interloquito in modo civile e argomentato.
    Nicola Pantaleo

  6. Gentile Sig. Nicola, prenderei volentieri in considerazione i temi da lei proposti, ma le chiederei di considerare la mia domanda. Sarei sinceramente interessato a conoscere la sua risposta.
    Grazie

  7. Mi sembrava di avere risposto ma, se vuole, aggiungo che il risparmio che propone è del tutto teorico, visto che in ogni caso lo Stato ha il DOVERE di provvedere all’istruzione obbligatoria, prevista dalla Costituzione, di tutti i cittadini. Dunque ben vengano i 7000 € di spesa pro capite e anche di più se necessario. Vedo invece che non risponde al mio pressante quesito sulla perentoria affermazione costituzionale sull’istituzione di scuole private SENZA ONERI PER LO STATO!

    1. Nicola, il risparmio c’è proprio perché lo Stato ha il dovere di provvedere, altrimenti potrebbe semplicemente decidere di non occuparsene… Per un approfondimento sia sui costi dell’Istruzione paritaria sia sull’assurdità dell’approccio quantitativo tipico di chi fa battaglie di retroguardia come la sua, rimando a due miei scritti di qualche anno fa, ma ancora attuali.

      http://qdrmagazine.it/2011/2/14/01_scuola.aspx
      http://qdrmagazine.it/2011/2/21/02_campione.aspx

      Quanto al “senza oneri”, le ha già risposto Dipilato. Ma soprattutto le ha risposto la Corte. Ma su questo lei ha già detto che le sentenze che le danno torto non le riconosce, sono discutibili. In questo però – se lo lasci dire – ricorda molto un pregiudicato brianzolo e ciò non le fa onore

  8. Rispondo all’osservazione del Sig. Nicola.
    Il discorso del risparmio, mi sembra un po’ intorbidito e quindi poco comprensibile da chi ci legga, nonostante la sua cristallina evidenza che ora provo a recuperare.

    1) Lo Stato ha il DOVERE di provvedere all’istruzione obbligatoria, prevista dalla Costituzione, di tutti i cittadini. Corretto e assolutamente inoppognabile a meno che non si voglia tradire la Costituzione.

    2) I contribuenti TUTTI versano 58 miliardi e 82 milioni di euro all’anno per sostenere il SISTEMA NAZIONALE DI ISTRUZIONE costituito da SCUOLE PUBBLICHE STATALI E SCUOLE PUBBLICHE PARITARIE che accolgono le prime 7.865.445 studenti e le seconde 1.072.560 di studenti.

    3) Questi circa nove milioni di studenti che si rivolgono al sistema nazionale di istruzione, hanno facoltà di scegliere liberamente al suo interno, di avvalersi della proposta della scuola pubblica statale o di quella della scuola pubblica paritaria (a garanzia del principio democratico, della laicità della scuola pubblica e della pluralità dell’offerta formativa, costituzionalmente tutelata).

    4) I nove milioni di studenti sono tutti uguali e secondo il dettato costituzionale non devono essere discriminati per il tipo di scuola che scelgono all’interno del sistema nazionale di istruzione.

    5) Ora vediamo come viene applicata “l’equipollenza di trattamento”. Come vengono ripartiti i 58 miliardi e 82 milioni versati da TUTTI i contribuenti ? Spendendo 7.319 euro per ogni studente che sceglie la scuola pubblica statale e 476 euro per ogni studente che sceglie la scuola pubblica paritaria.

    6) Qui condivido pienamente la Sua osservazione che fedelmente riporto:” …in ogni caso lo Stato ha il DOVERE di provvedere all’istruzione obbligatoria, prevista dalla Costituzione, di tutti i cittadini. Dunque ben vengano i 7000 € di spesa pro capite e anche di più se necessario”. Bene! Ben vengano, e anche di più! Già, ma come vede, per la gli studenti delle scuole pubbliche paritarie (che hanno gli stessi diritti di quelli delle scuole pubbliche statali), siamo ben lontani da quell’”anche di più”. Siamo fermi a 476 euro.

    7) Qui lo Stato realizza un risparmio di 6843 euro (7319-476) per ogni studente di scuola paritaria e per un totale che supera i 7 MILIARDI di euro.

    Questo lei lo chiamerebbe ONERE PER LO STATO ? E, torno alla mia prima domanda a cui non ho visto risposta: questo, per Lei, significa gravare sul bilancio pubblico ?

  9. Lascio correre l’autorefenzialità e presunzione di Champs ma non posso fare passare l’odioso insulto di accomunarmi al gangster di Arcore. Semmai c’è da riflettere sul fatto che quello, attraverso la longa manus della Gelmini, ha strenuamente difeso proprio i finanziamenti alle private di cui si parla. Al sig. Dipilato vorrei cortesemente ribattere che chi sceglie la scuola paritaria deve assumersi in proprio tutti gli oneri che gli competono e non pretendere alcuna sorta di soccorso finanziario. E’ una sua scelta. Nessuno l’obbliga a non fruire dell’istruzione statale, gratuita per tutti.

  10. Sig. Pantaleo, chi sceglie la scuola paritaria si assume tutti gli oneri esattamente come chi sceglie la scuola statale, contribuendo gli uni e gli altri a finanziare il sistema nazionale di istruzione (al quale tutte e due i tipi di scuola appartengono) con i 58 MILIARDI e 82 MILIONI. Fondi che lo stato dovrebbe utilizzare per garantire la gratuità della scuola per tutti, secondo il dettato costituzionale e senza discriminare chi sceglie un tipo di scuola piuttosto che un altro. Ai 7000 euro e “anche di più” come dice lei hanno diritto tutti e non solo chi sceglie la scuola statale.
    Mi permetta di insistere ancora sulla prima domanda. Sarei molto interessato a conoscere la sua risposta. Grazie

  11. Prendo atto con grande rispetto della insanabilità della nostra divergenza e credo che possiamo concludere qui
    il nostro scambio di opinioni. Rimango dell’idea che l’unica scuola della Costituzione per il cui sostentamento
    lo Stato deve adoperarsi più di quanto abbia fatto finora è quella pubblica statale, palestra di pluralismo.

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