Via Fani, la mia iniziazione.

Avevo poco più di sei anni. Ricordo ancora (e a volte torna a trovarmi nei miei sogni) l’immagine di due tizi in TV che alla lavagna raccontano la dinamica del rapimento. E il divano sul quale ero seduto immobile, incredulo. E dove tornavo a sedermi, immobile, incredulo, ogni volta che i telegiornali davano qualche aggiornamento.

L’immagine simbolo di quella tragedia per molti è il Moro accucciato nella R4 rossa con una coperta che -ci diranno- sarà l’ultimo inganno che i carnefici hanno riservato a lui e alla loro coscienza sporca. “Gli abbiamo detto che lo avremmo liberato e di coprirsi che a Roma era freddo”. Pudore piccolo borghese perfino nell’omicidio… Sconfitti già dalle loro coscienze prima ancora che dalla storia.

Invece per me l’immagine simbolo è Via Fani: le macchine tamponate, i corpi degli uomini della scorta sul marciapiede, il sangue, una mano che spunta da sotto il lenzuolo.

Credo sia quello il giorno in cui ho cominciato a leggere i giornali, a guardare i Tg quasi tutte le sere.

Il giorno in cui ho cominciato a interessarmi di politica.

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