Reclutamento: la Lega vuole tornare al passato. Cui prodest?

Scopro con colpevole ritardo la proposta del Sen. Pittoni, responsabile scuola della Lega. Visto che è uno dei ministri in pectore credo valga la pena commentarla. A futura memoria, come diceva quello. Pittoni propone “un nuovo ciclo di PAS”. I PAS erano i “Percorsi Abilitanti Speciali”, speciali perché riservati a chi ha almeno tre anni di servizio da non abilitato nella scuola secondaria. Il problema è che il nuovo reclutamento (qui alcune slide esplicative) introdotto con il Decreto Legislativo 59/2017 non prevede più l’abilitazione e quindi nemmeno un percorso abilitante.

A questo punto, se vogliamo escludere che Pittoni non lo sappia e se non vogliamo immaginare che stia prendendo in giro i precari proponendo di far loro frequentare (e pagare!) un percorso inutile, resta una sola ipotesi in campo: la Lega vuole ripristinare il vecchio percorso ad ostacoli: Laurea – Abilitazione – Concorso – Anno di prova – Ruolo. Noi lo abbiamo archiviato per i motivi che sono riassunti nella tabella seguente.

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Slide tratta da questa presentazione, alla quale rimando per i dettagli del D.lvo 59/2017

Il nostro percorso ha -come vedete- un “difetto”, anzi due: quello di dire ogni due anni a chi vuole insegnare quanti posti ci sono e dove sono e ridurre di molto le supplenze. Perché un difetto? Perché non puoi fare il furbo, abilitando (magari con dei PAS, per non scontentare nessuno) più docenti di quanti ne servano. E perché sulle supplenze lucrano in molti: fa comodo avere una sacca di precariato alla quale sotto elezioni promettere o concedere una vagonata di stabilizzazioni! Se invece ipotizziamo la buona fede ed escludiamo che Pittoni voglia fare il furbo e/o speculare sul precariato, i casi sono due: o Pittoni pensa di abilitare solo sul fabbisogno effettivo, ma allora non ha senso cambiare tutto per l’ennesima volta; oppure vuole abilitare più persone di quante ne servano.

Nel primo caso il Senatore dovrebbe spiegare come pensa di fare per evitare che finisca come per SSIS, TFA e PAS, che hanno prima rimpolpato le graduatorie di “Serie A” (in gergo GAE) e poi creato decine di migliaia di precari parcheggiati in graduatorie di “Serie B” (in gergo GIS); e spiegare -in particolare- come pensa di farlo visto che ai percorsi ordinari affiancherebbe per sua stessa ammissione quelli speciali. Nel secondo caso, invece, il Senatore dovrebbe spiegare perché vuole condannare i docenti del nord ad un doppio passaggio (abilitazione e poi -chissà quando- concorso e stabilità) e i docenti del sud a un precariato decennale.

Si dirà: ma almeno la proposta Pittoni non lascia in mezzo a una strada chi ha tre anni di servizio… E qui casca l’asino! Nemmeno la nostra riforma li lascia in mezzo a una strada: ogni due anni infatti è riservata a questi docenti una quota di posti, previo superamento di un concorso e di un percorso biennale di osservazione e valutazione anche in classe. Insomma, un percorso non tanto più difficile da superare, quanto più serio ed utile a capire chi è meglio che cambi mestiere. Non perché non sappia le cose, ma anche “solo” -banalmente, si fa per dire- perché non le sa insegnare. Quindi anche per questi docenti i casi sono due. O Pittoni pensa che anche la selezione PAS fosse una cosa seria, ma allora non ha senso cambiare tutto per l’ennesima volta; oppure vuole usare i PAS per abilitare senza una vera selezione per poi lasciarli ad invecchiare nelle graduatorie: l’ennesima sanatoria sulla pelle dei nostri figli e dei precari stessi.

Ma allora a chi conviene il ritorno al passato? Sicuramente a chi lucra sul precariato (avvocati, micro sigle sindacali, università senza scrupoli, agenzie formative un tanto al chilo…); sicuramente al Ministero, che si leva dalle scatole tutto quello sbattimento chiamato “programmazione del fabbisogno”; sicuramente ai politicanti, che possono chiudere il problema del precariato in una scatola che chiamano per pudore graduatoria (o, perché no, albo) e non pensarci più. Ah già! gli albi. Perché il passo indietro conviene anche a chi vuole introdurre la chiamata diretta: c’è un bell’albo di abilitati e le scuole chiamano chi pare a loro. La chiamata diretta, quella vera, non quanto previsto dalla Legge 107, l’individuazione per competenze che non a caso Pittoni vuole abolire. Legittimo (e non privo di fascino, magari ci tornerò in altri articoli), ma voi che vi siete scandalizzati per le nostre scelte, prima di osannare Pittoni pensateci.

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