Riflessione estemporanea sui David di Donatello

Ieri sera ho visto la premiazione dei David di Donatello, l’Oscar italiano del Cinema. Complimenti a tutti, vincitori e vinti (trovate l’elenco dei vincitori qui). Non sono un esperto di Cinema, né potrei (più) definirmi un appassionato, visto che ormai vado al cinema solo due o tre volte l’anno. Però una volta lo ero e viaggiavo ad una media di 10-15 film all’anno.  Insomma, non sono sicuro di essere la persona giusta per dire a cosa servano premi e serate come quelli di ieri.

Ne elenco alcune. A consentire a un gruppo di amici di ritrovarsi una volta l’anno in un teatro e far finta di complimentarsi con chi ha vinto al loro posto, a chi ha vinto di scimmiottare i colleghi americani con discorsi di ringraziamento spesso improbabili, alla RAI di coprire una prima serata, a qualche ospite straniero di farsi pagare il viaggio in Italia (ieri è toccato a Diane Keaton e Steven Spielberg) e poco altro. Oltre a tutto questo, però, se la mia ignoranza in materia non mi porta fuori strada, ne aggiungerei un’altra un po’ più sostanziale: a promuovere il cinema italiano. E questa è cosa buona e giusta.

Ora, se a questo servono i David, io sono il target perfetto. Una buona capacità di spesa, una passione per il cinema che purtroppo ho dovuto abbandonare, una attrazione fatale per tutto ciò che è intrattenimento che strizza l’occhio alla cultura e alla bellezza (qualità per la quale il cinema italiano eccelle).

Ebbene, io ieri ho visto la premiazione dei David. E man mano che scorrevano immagini e premiati, per una mezza dozzina di questi mi sono detto:

Carino, devo vederlo.

In un paio di casi ho perfino omesso il “carino”.

Insomma, perfetto! Missione (del David) compiuta. Peccato che oggi ho scoperto che di quelli “interessanti” (almeno per me) nei cinema di Roma ce ne sono ancora solo due. E nemmeno quelli che sarei andato a vedere per primi…

Forse la colpa è mia che non vado più al cinema quanto vorrei e dovrei. Forse in realtà non sono nel target e non ho capito una cippa di quello a cui servono i David, ma fossi nell’Accademia del Cinema italiano una riflessione su questo la farei. Non sarò mica l’unico che si accorge guardando una serata in TV di quanto è stato sciocco a perdersi La tenerezza, The Place o Gatta cenerentola…

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