Napolitano? Ha peccato per omissioni, non certo per opere.

Non mi sono unito alle critiche a Napolitano per il suo “attacco al Pd”. Non l’ho fatto perché non l’ho considerato un vero e proprio attacco, ma “solo” una dovuta considerazione sull’esito elettorale. Certamente condita anche da un cedimento, un peccato ai miei occhi veniale, al proprio ego incapace di non togliersi qualche “Amato sassolino” dalle scarpe (la A maiuscola non è un errore di stampa). E non l’ho fatto perché considero Giorgio Napolitano un esempio, un modello, una persona a cui voglio un bene dell’anima, un punto fermo nella mia formazione politica.

Concentrato com’ero a spiegarmi che quanto detto dal Presidente emerito non andava ingigantito, mi è sfuggito però quanto da lui è stato omesso. Me ne sono reso conto leggendo un commento di Umberto Minopoli che riporto in parte.

Stupisce che una persona saggia non trovi modo di far notare ai nuovi deputati e senatori che essi stanno per vivere la piu’ delicata delle legislature del dopoguerra. Con il pericolo di instabilita’, precarieta’ e fragilità […]. [Abbiamo] alleati preoccupati del fatto che il governo uscente se ne va e rischia di essere sostituito da un governo estremista ed antieuropeo. Non riesco a credere che un uomo saggio e un patriota sorvoli su questa preoccupazione. Che non lanci un monito antiestremista e filoeuropeo. E che invece di richiamare i vincenti alla continuita’ delle politiche europee del vecchio governo, trovi il modo di bastonare il vecchio governo. E’ sinceramente pazzesco.

Anche io penso che del discorso di Napolitano il problema non sia ciò che ha detto (ripeto: ci sta) ma ciò che non ha detto. E personalmente a un esempio, un modello, una persona a cui voglio un bene dell’anima… ad un punto fermo nella mia formazione politica non so se saprò perdonarlo.

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Un pensiero riguardo “Napolitano? Ha peccato per omissioni, non certo per opere.

  1. Non sono per niente d’accordo. Si è trattato di una grave scorrettezza istituzionale. Napolitano non aveva nessun titolo per fare un discorso del genere. Come senatore a vita in quanto ex presidente della repubblica, ma soprattutto nel suo ruolo di garanzia come presidente pro tempore del Senato doveva introdurre e guidare i lavori mantenendosi imparziale. Ne ha invece approfittato per dare addosso ai governi di centro-sinistra, definendo tra l’altro “autoesaltazione per i risultati ottenuti” la legittima rivendicazione del lavoro fatto, peraltro sempre accompagnata da frasi come “c’è ancora molto lavoro da fare” e simili. Nessun rilievo critico per gli altri, che hanno condito la campagna elettorale di panzane e di spudorate giravolte. Continuiamo pure a legittimare tutte le infrazioni a un minimo di galateo istituzionale: i risultati, com’è di moda dire, “sono sotto gli occhi di tutti”.

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