Di Maio prova a rompere lo stallo alla messicana con un coniglio spelacchiato

Nel mio punto di domenica scorsa scrivevo che Di Maio deve muoversi se ci tiene a fare -o anche solo ad esprimere- il Presidente del Consiglio:

A differenza della partita a tre per i presidenti delle camere (nella quale come abbiamo visto lo schema era win-win-win) in quella per Palazzo Chigi il rapporto è in un equilibrio che assomiglia a uno “stallo alla messicana” e, salvo conigli dal cilindro da parte di qualcuno, i tre protagonisti sono legati: se Salvini molla Berlusconi viene fagocitato da Di Maio, perde la leadership del centrodestra e certamente non fa il premier; se Di Maio accetta di fare una maggioranza anche con Berlusconi, oltre che con Salvini, perde consenso e certamente non fa il premier; se Berlusconi molla Salvini rinuncia ad avere un ruolo se non per lui per Forza Italia e rischia di perdere pezzi.

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In basso, Di Maio, Berlusconi e Salvini in una foto di repertorio

Il coniglio dal cilindro che Di Maio è riuscito a tirar fuori ieri mi sembra però un po’ spelacchiato: l’unica cosa che sono riusciti a inventarsi è di rispolverare la vecchia politica andreottiana dei “due forni”. A conferma, con buona pace di Scalfari che ha paragonato i cinque stelle al PCI, che quel movimento se assomiglia ad un partito della cosiddetta Prima Repubblica assomiglia alla DC (e ha anche una distribuzione del consenso analoga a quella della DC meridionalizzata del 1992, vedi analisi Istituto Cattaneo).

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Fonte: Istituto Cattaneo

Questa mossa può funzionare solo se il Pd abbocca all’amo, ma confido che abbia ragione Stefano Ceccanti quando afferma che sono archiviate “le tentazioni di breve periodo di fare da ruota di scorta all’una o all’altra delle due minoranze sovraniste con le quali i programmi sono opposti”.

Come sanno anche i bambini, abboccare avrebbe come unico risultato quello di consentire a Di Maio di alzare il prezzo. E non si vede perché dovremmo fargli questo regalo. Questo sul piano tattico, ma ce n’è soprattutto uno strategico per stare alla larga dalle sirene pentastellate. I commentatori si dividono tra chi sostiene che il nuovo bipolarismo sarà tra Lega e M5S e chi lo immagina tra “sovranisti” ed “europeisti”, ma c’è una cosa sulla quale tutti i commentatori concordan: perché quello schema si realizzi bisogna prima far sì che Salvini uccida (politicamente) Berlusconi e Di Maio il Pd. Quale modo migliore per uccidere il Pd se non quello di dimostrare plasticamente ai sei milioni di italiani che lo hanno votato che le due proposte politiche sono “compatibili”?

C’è solo uno scenario nel quale il Pd può immaginare di entrare al governo (o sostenerlo da fuori). Ed è quello in cui dopo l’incarico a Salvini (o a chi da lui indicato) e quello a Di Maio (o a chi da lui indicato) e dopo il fallimento di entrambi, Mattarella -prima di sciogliere le camere- dovrà provare a verificare la possibilità che possa nascere un governo di tutti (o “di grandissima coalizione”) e/o un governo di nessuno (o “tecnico”).

Uno scenario che reputo improbabile, ma fino ad allora evitiamo cortesemente di fare regali a chi ha tutto l’interesse a farci fuori.

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2 pensieri riguardo “Di Maio prova a rompere lo stallo alla messicana con un coniglio spelacchiato

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