Gramellini e i dati sul Fisco

Quando mi capita di leggere Il Caffè di Gramellini di solito il sentimento prevalente è una gradazione della nota reazione, attribuita a Rossini:

Debbo confessarle che nel suo lavoro c’è del bello e c’è del nuovo. Peccato, però, che mentre il bello non è nuovo, il nuovo non è bello!

Questa mattina invece il giornalista del Corriere è riuscito a concentrare in poche battute tre concetti tutti ai miei occhi poco originali e per nulla condivisibili.

Dei dati resi noti ieri dal MEF ne ha isolato uno: circa la metà dei contribuenti italiani dichiara meno di 15.000 euro annui. Partendo da qui ha espresso essenzialmente tre considerazioni:

1) Dichiarazioni così basse sono la prova che esistono gli evasori fiscali (qui intesi come persone che dichiarano meno del dovuto)

2) Con 1200 euro al mese non si può vivere

3) E infine la provocazione finale:

Chiederei perciò allo Stato una cortesia. La smetta di pubblicare il rendiconto delle sue Caporetto fiscali.

Con ordine.

1) L’evasione fiscale, quella vera, è fatta di evasori totali perché è diventato pressoché l’unico modo per sfuggire al fisco. Questo grazie alle misure progressivamente introdotte negli ultimi venti anni (da governi di ogni colore, anche se con qualche sbavatura e arretramento). Il problema è quindi chi non dichiara, non chi dichiara un reddito basso. E su quel fronte tutti i dati ci dicono che i governi della legislatura appena trascorsa hanno fatto fare al Paese passi da gigante. Ma lei lo ignora.

2) Lei dice 1200 euro e sottolinea lordi, ma se avesse letto meglio i dati avrebbe scoperto che in quella fascia di contribuenti il lordo e il netto pressoché si equivalgono. Immagino che lei frequenti solo persone che guadagnano cifre molto diverse, ma le assicuro che la maggior parte delle persone normali guadagna tra i 1100 e i 1500 euro al mese. E non sono certo quei 200 o 300 euro che fanno la differenza tra la “carestia”, come la chiama lei, e il bengodi. In termini più brutali: il suo commento lascia trasparire uno scollamento dalla vita reale del persone che spiazza non poco. Il paese reale è fatto di persone che hanno questi redditi: insegnanti, impiegati, addetti nei servizi di cura e domestici e molti altri, anche commercianti e professionisti (aggiorni l’armamentario dei luoghi comuni: sono finiti i tempi nei quali professionisti e commercianti erano tutti ricchissimi).

Considerazione a margine: se i commentatori politici e di costume sono tutti come Gramellini non si fa fatica a capire perché alcune misure di sostegno al reddito e di riduzione fiscale introdotte dai governi del Pd in questi anni sono state presentate come “mancia di Renzi” o simili. Un docente ad esempio, tra 80 euro, aumento contrattuale, 500 euro per la formazione (presi da quasi tutti) e premio per il merito (preso da circa il 35%) ha portato a casa dai 1400 ai 2000 euro netti in più all’anno. Ancora troppo poco, visto il ruolo che svolgono e il progressivo incremento della loro professionalizzazione anche in termini di formazione e responsabilità. Troppo poco, ma certamente non una mancia, ma tale sarà sembrata a chi guadagna in un mese forse cento volte tanto.

3) Questa è una cosa apparentemente secondaria, ma personalmente mi sta molto a cuore. La trasparenza dei dati è a mio avviso un principio inderogabile. Che idea di comunicazione pubblica ha in testa, chi fa provocazioni come quella di Gramellini? È anche questa una spia di un approccio deteriore: anche fossero davvero dati negativi (e in realtà non sono né positivi né negativi, sono neutri) che si fa? si comunica solo ciò che piace al potente di turno? I dati invece devono essere pubblici per consentire ai cittadini che vogliono farsi un’opinione di farsela e ai pochi o tanti giornalisti che ancora tengono alla loro professionalità e hanno consapevolezza della propria funzione sociale di andarseli a studiare e commentare.

Faccio un altro esempio preso dal mio lavoro. Quando abbiamo deciso di rendere pubblica l’anagrafe dell’edilizia scolastica, anche grazie alla pressione di molte associazioni ambientaliste e di consumatori con le quali abbiamo giocato di sponda, non avete idea delle resistenze che abbiamo dovuto superare. I dati all’inizio erano pessimi e non si voleva renderli pubblici. Abbiamo tirato diritto e adesso chiunque può farsi un’idea dei progressi che abbiamo fatto in quattro anni. E anche del molto che c’è ancora da fare, ma la fiducia tra il cittadino e lo Stato si costruisce all’insegna della trasparenza.

Quindi, caro Gramellini, la ascolti lei una preghiera: la pianti di lisciare il pelo al qualunquismo su queste tematiche. Sono articoli come il suo che generano quell’atteggiamento di spaesamento degli onesti e di ribellione fiscale dei “borderline” che potrebbe portare -questo sì- alla Caporetto da lei paventata. Aiuti lo Stato a vincere la sua guerra piuttosto che prestare argomenti e munizioni al nemico.

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