Coincidenza premier segretario e Primarie: simul stabunt, simul cadent

Chi mi segue sa quanto il sottoscritto sia spesso “sdraiato” sulle posizioni politiche di Matteo Richetti. Anche oggi ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera con la quale concordo quasi su tutto.

Solo su un punto dissento, ma non è secondario e quindi ve lo propongo per la discussione.

Orfini è contrario a cambiare lo Statuto, e lei? «Penso che il premier del Pd non debba mai più fare anche il segretario».

E le primarie? «Trovo surreale che un pezzo forse maggioritario del Pd dica che le primarie non servono più. E lo strumento con cui abbiamo eletto Prodi, Veltroni, Bersani, Renzi e dato un profilo al partito. Far concludere il mandato della segreteria Renzi con una assemblea senza primarie sarebbe un errore clamoroso. Se vuoi ricostruire dopo il risultato peggiore dal dopoguerra, devi rivolgerti al tuo popolo».

Ecco, in questo passaggio c’è come minimo una contraddizione intrinseca. Le due questioni: la coincidenza tra la figura del segretario politico e del candidato premier e la sua elezione tramite primarie aperte a tutti gli elettori vanno insieme. Si può legittimamente pensare che la prima cosa sia sbagliata, ma nel caso in cui il segretario dovesse tornare ad essere “solo” il segretario non avrebbe senso farlo votare dagli elettori e non dai soli iscritti.

Vogliamo tornare indietro? Non sarei d’accordo. E lo troverei paradossale dal momento che le altre forze politiche vanno nella direzione analoga a quella del Pd: concentrare in un’unica figura il capo politico e il capo nelle istituzioni. Di Maio, Salvini, Meloni… Le uniche due forze rappresentate in Parlamento che hanno fatto scelte diverse sono Forza Italia (ma solo perché il capo del partito non è candidabile) e Liberi e Uguali (ma solo perché LeU non è un parito ma un cartello elettorale).

Può quindi esserci la coincidenza delle due figure in assenza di primarie, ma non viceversa.

Altro è dire che se -come mi auguro anch’io- facciamo entro qualche mese il congresso, il mandato del prossimo segretario scadrà molto prima della scadenza di questa legislatura e quindi la coincidenza delle due figure in questo caso è solo formale. Altro è prevedere -anche per Statuto- che quando il segretario diventa Presidente del Consiglio il vice segretario ne assume alcune funzioni, in particolare quelle organizzative, e che è quindi obbligatorio indicare nella fase “interna” il ticket. O altre scelte analoghe per superare il fatto che oggettivamente il Presidente del Consiglio non può occuparsi del partito.

Insomma, il tema esiste, ma la coincidenza segretario-premier è nel DNA del Pd. Senza quella non ci sono primarie e senza primarie il Pd diventa un’altra cosa.

—-

[Aggiornamento delle 15.33]: mi hanno girato un’altra intervista di Matteo a Formiche. Sul passaggio premier-segretario dice questo:

Alla luce dell’esperienza di Renzi, se non si ha un approccio ideologico alla questione, si deve tranquillamente assumere che mentre è credibile che chi è alla guida del partito sia anche il nostro candidato premier in una fase elettorale, è altrettanto certificato che mentre uno fa il Presidente del Consiglio non possa guidare il partito. Il segretario deve spendere la propria quotidianità nella cura del partito.

Praticamente il distinguo che ho fatto anche io… Posso quindi ufficialmente dire che sono sdraiato sule posizioni di Richetti anche quando dico di non essere d’accordo con lui.

 

 

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