Dal primo turno delle Comunali si conferma la frattura Nord-Sud

Chi mi segue sa che ho una fissa per un elemento di analisi del voto a mio parere sottovalutato dai commentatori mainstream, ovvero la forte differenza tra centro-nord e sud. E attenzione, non mi riferisco tanto al risultato (questo è evidente), ma alla dinamica di voto. Ovvero a come i voti si spostano da un partito all’altro o dalla astensione ai partiti e viceversa.

Il 4 marzo abbiamo assistito a questo fenomeno (e ne abbiamo già parlato), ma era successo anche il 4 dicembre: il si ha preso voti da elettori tradizionalmente di centrodestra al nord, ma nessuno al sud (elettori che in gran parte alle politiche sono tornati al centrodestra). Degli elettori del centrosinistra al sud, solo il cosiddetto “zoccolo duro” ha votato si al referendum costituzionale.

Il 10 giugno è successo di nuovo. Per spiegare cosa intendo riporto solo un grafico, tratto dalla sempre ottima analisi del voto dell’Istituto Cattaneo (che consiglio di leggere in toto ), che confronta la distribuzione del voto tra gli schieramenti alle precedenti comunali, le politiche 2018 e le amministrative del 10 giugno.

Se paragoniamo elezioni omogenee, si vede come il voto ai Cinquestelle al sud vada in controtendenza sul dato nazionale, infatti il partito di Di Maio passa 6,4% al 15,1%. Il centrodestra (ovunque egemonizzato dalla Lega) sfonda nel nord-est nella zona rossa (qui ha pesato il grande successo del partito di Salvini in Toscana) e al sud. Invece al centro e nel nord-ovest il centrosinistra guadagna molto.

Interessante per la coalizione del Pd il risultato nel sud a confronto con le elezioni di tre mesi fa. I dati non sono paragonabili, ma il successo in termini percentuali è forte (passa dal 15,5% al 27,8%: quasi il doppio). Questo vuol dire, visto il calo dei votanti, che in termini assoluti l’elettorato di riferimento è andato a votare, cosa non affatto scontata dopo una sconfitta pesante come quella delle politiche.

Che conclusioni trarne? La solita: di fronte ad una frattura così netta nei comportamenti elettorali ci si deve seriamente chiedere se una soluzione identica a se stessa da Aosta a Lampedusa abbia davvero senso.

Parliamone.

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