Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?

per Strade del 20 giugno 2018

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?” si chiedeva una ventina d’anni fa Giorgio Gaber, un grande interprete delle cose umane scomparso troppo presto.

È dai tempi dei DS che la sinistra interna al più grande partito della sinistra spiega che è in atto una svolta moderata. Anzi, da prima a ben vedere. Erano “di destra” Craxi e La Malfa, ma anche Lama e Napolitano; perfino D’Alema (quando contava qualcosa) è stato un chiaro fautore di politiche neoliberiste. Per non parlare di Bersani, che alcune timide liberalizzazioni le ha fatte veramente. Il tanto osannato (postumo, ovviamente) Governo Prodi? Andatevi a rivedere la parte di “Aprile” in cui Nanni Moretti spara a zero sulla composizione del governo Prodi: tutti democristiani, che schifo! E potrei continuare con gli intellettuali: non sono stati risparmiati Vittorini, Pasolini, Eco, Mafai…

Ovviamente Renzi non poteva scamparla. E si vede, adesso che la destra di Salvini governa davvero, quanto fossero in errore: evidentemente se la sono presa con il Matteo sbagliato. Ma questo articolo non vuole parlare di questo, ma provare a portare il ragionamento a conclusioni meno ovvie di un infantile gne gne.

Non servono reazioni stizzite del tipo “ve li siete coccolati adesso teneteveli”. Non serve, anzi è dannoso. Il modo per condurre al riscatto dopo la sconfitta di marzo non è inseguire quelli che pensano che Renzi sia di destra provando a convincerli che Salvini è peggio. Questa è una scorciatoia e come tutte le scorciatoie raramente in politica funziona. Provate a immedesimarvi in un elettore che ha creduto alla propaganda del “fuoco amico”. Da almeno vent’anni si sente ripetere che la Vera Sinistra è altra cosa. Che deve pensare?

Se la riforma costituzionale respinta al referendum era di destra perché dava troppo potere al Presidente del Consiglio, un Presidente del Consiglio che risponde ad una Srl sarà la cosa più di sinistra immaginabile sulla faccia della terra. Se il Jobs Act è di destra non può che essere di sinistra il decreto “dignità”, quello che trasformerà i riders da precari pagati poco in lavoratori in nero pagati ancora meno o in disoccupati.

Se è di destra assumere a tempo indeterminato decine di migliaia di docenti del sud nelle scuole del nord, vorrà dire che è di sinistra costringere i bambini del nord a cambiare ogni anno docenti (scusate, ma i bambini stanno al nord: sarebbe stato di sinistra spostare i bambini?); e ancor più di sinistra dev’essere costringere i docenti del sud a restare ingolfati in graduatorie a esaurimento che non si esauriscono mai. Se il bonus cultura per i diciottenni è di destra, abolirlo è certamente di sinistra. Se gli 80 euro per i redditi bassi è una politica di destra, la flat tax che premia i redditi alti sarà di sinistra. Se definire regole con le ONG è di destra, chiudere i porti dev’essere la nuova frontiera della sinistra. Se la rottamazione delle cartelle Equitalia è di destra, il condono tombale sarà certamente di sinistra.

Se la legge Fornero è l’atto più di destra compiuto da un governo della Repubblica, mandare in pensione qualche anno prima i beneficiari di “quota 100”, facendone pagare il costo ai loro e ai nostri figli, sarà certamente una riforma degna della sinistra rivoluzionaria. Se fare accordi con la Fiat è di destra e salvare Ilva di estrema destra, come non considerare di sinistra ridimensionare l’industria metalmeccanica (o siderurgica) e dare a tutti gli (ex) operai un reddito di cittadinanza? Se aumentare l’export è di destra, perché non deve essere di sinistra mettere i dazi?

In altri termini, cari amici e compagni, avete spiegato per anni, decenni, che le politiche riformiste che faticosamente i governi Prodi, D’Alema, Amato, Letta, Renzi e Gentiloni hanno portato avanti erano di destra. Di che vi stupite se gli italiani “di sinistra” vi hanno preso sul serio? Pensate davvero di convincerli a votare di nuovo per voi mettendo alla guida del Pd un ex funzionario della FGCI (quelli del PCI no, ma solo per sopraggiunti limiti d’età) al posto di un ex boy-scout?

Inutile e inefficace scorciatoia. La via maestra è un’altra, dicevo. Più difficile, più densa di ostacoli, più lunga, ma a parere di chi scrive l’unica possibile. La via maestra è dolorosa ed è questa: lasciamoli andare. Chi preferisce la flat tax agli 80 euro non lo convincerai a votare per te con un paio di dichiarazioni contrite su tutti gli errori commessi. Chi preferisce “quota 100” all’equità generazionale è giusto che voti per Salvini e Di Maio. Chi pensa che il “contratto” di governo penta-leghista sia di sinistra e le proposte della Leopolda di destra non tornerà a votare i partiti di centrosinistra solo perché non ci saranno più iniziative politiche in una vecchia stazione di Firenze, magari sostituite da preziosi convegni con intellettuali più o meno organici.

Basta gne gne, basta perdere tempo con le recriminazioni. Noi siamo altra cosa. Noi chi? Noi che chiamiamo sinistra il discorso di D’Alema al Congresso PDS di Roma (quello della rottura con Cofferati), o il discorso di Veltroni al Lingotto, o il discorso di Renzi dopo la sconfitta contro Bersani. Io la chiamo sinistra riformista e liberale. Chiamatela come vi pare, ma solo su queste idee di può pensare di ricostruire qualcosa di utile al paese.

In quel testo richiamato in principio il pessimismo spinge Gaber a concludere che “la colpa è nostra: è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”. Può essere che abbia ragione lui anche in questo caso. Io sono più propenso a credere che il problema non sia tanto la penuria di serietà quanto l’eccesso di pigrizia (intellettuale): noi di sinistra chiamiamo “destra” tutto ciò che non riconosciamo, ci spaventa o più banalmente ci sta sulle balle. Lascio al lettore decidere se sono più pessimista io o Gaber: in entrambi i casi sarà il caso di darsi una mossa.

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