Tre cose sulla #AssembleaPD. Uno di tre: Renzi e i riformisti

Pubblico in tre post successivi alcune riflessioni sull’Assemblea Nazionale del Pd che si è tenuta sabato. Questo è il primo.

L’Assemblea ha confermato (purtroppo, e sottolineo purtroppo) la considerazione che mi avete visto fare molte volte dal 4 marzo. Matteo Renzi è un leader difficile (eufemismo) da sostituire. Se un leader alternativo a Renzi ha bisogno che Renzi si faccia da parte, vuol dire che non è un leader.

Chiaramente, per le sue caratteristiche Renzi (a differenza chessò di un Franceschini) non è un leader per tutte le stagioni. Se nel Pd dovesse prevalere una linea alla Cuperlo, ad esempio, Renzi non potrebbe che stare in minoranza. E viceversa, ovviamente: nemmeno Cuperlo è un leader per tutte le stagioni. Perché Cuperlo è un leader? Chiederanno i solitici sarcastici… Si lo è. Per l’idea di partito che lui incarna lo è.

Ecco perché la minoranza del Pd sta cercando in tutti i modi di cambiare linea politica. In particolare ne ha bisogno chi ha sostenuto Renzi e ora si appresta a sostenere Zingaretti (ammesso che alla fine Zingaretti si candidi davvero, ma questo è un altro discorso). E sta provando a cambiarla forzando, ovvero fuori dal confronto democratico interno. Ci ha provato lavorando per fare un governo con Di Maio presidente del Consiglio, ci sta provando guardando con benevolenza al decreto ipocrisia (meglio noto come decreto dignità), ci proverà, da qui al Congresso, con ogni mezzo. Devono fare così perché al momento (leader o non leader) se si votasse molto probabilmente perderebbero. La linea cosiddetta riformista è largamente prevalente nella base del Pd e ovviamente lo è ancor di più tra i suoi elettori del 4 marzo (anche in molti ex elettori che sono stati a casa proprio perché abbiamo scelto -anzi, Renzi ha scelto, visto che il segretario era lui- di giocare con il falso nueve, citando la felice immagine autocritica dello stesso Renzi).

Per questo il fatto che ad oggi non emergano altri leader in grado di rappresentare quella linea è più un problema per noi riformisti che per loro. Stiamo dando campo e spazio a una minoranza che ad oggi può diventare maggioranza solo per abbandono dell’avversario.

Sarà il caso di darsi una mossa, quindi, evitando la tentazione di cercare scorciatoie. Ma di questo dirò nella prossima puntata.

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2 pensieri riguardo “Tre cose sulla #AssembleaPD. Uno di tre: Renzi e i riformisti

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