Più scuola ai ragazzi del Sud? Alcune riflessioni.

Cose ottime dell’articolo di Alesina e Giavazzi, Più scuola ai ragazzi del Sud.

– Usa i dati Invalsi per ciò che servono: dare al decisore politico una fotografia della situazione perché intervenga là dove è più urgente.

– No al reddito di cittadinanza, No ai sussidi, ma investimento in conoscenza e lotta alla criminalità (aggiungerei solo le infrastrutture a quell’elenco).

– Investimento massiccio in edilizia scolastica

– Scuole aperte per togliere i ragazzi dalle strade

– Valorizzare di più la professionalità dei docenti che lavorano in alcune aree del paese e in alcune scuole (però aggiungerei qualche “accorgimento” sul reclutamento, perché in quelle scuole ci vadano i più adatti a lavorare in certi ambiti e non i più alti in graduatoria)

Cose meno convincenti

– Non dare atto che in parte quelle cose sono state fatte nella scorsa legislatura. Non siamo all’anno zero, in particolare su scuole aperte ed edilizia (sull’attenzione alla qualità nell’uso dei suoi fondi PON, il Miur negli ultimi anni ha fatto passi da gigante).

– Non considerare che la qualità degli appalti (le “scuole riparate con la sabbia”) non dipende da chi paga (la BEI), ma dagli Enti Locali (e qui tornerebbe il tema della legalità).

– Affermare che questo investimento straordinario va fatto prioritariamente al sud, tralasciando le “zone meno ricche del Nord”: un ragazzo che vive a Quarto Oggiaro (Milano) deve essere penalizzato solo perché ha la sfiga di essere in un’isola di degrado in mezzo al Nord ricco e felice? Meglio individuare aree di intervento prioritario a prescindere dalla collocazione geografica.

– Ignorare il tema dell’apprendimento permanente, unico strumento valido per contrastare l’analfabetismo funzionale, grande emergenza nel nostro paese. Si continua a coltivare l’illusione che quanto appreso nei 13 anni (per molti peraltro sono solo 11) di scolarizzazione bastino per tutta la vita.

– Sottovalutare uno dei dati più allarmanti che vengono dal Rapporto Invalsi. Esso evidenzia che dal secondo anno di primaria alla “terza media” il divario nord sud aumenta. E alle superiori al divario territoriale si somma quello dovuto alla tipologia di scuola scelta. E per tutti- da nord a sud, a parte il nord-est- la variabilità dovuta alla classe o alla scuola pesa per il 25-30% del totale. Quindi non un generico “più scuola”, ma un fondamentale “più scuola di qualità”.

– Immaginare che le “ore in più” vadano utilizzate solo per l’educazione civica (anche se giustamente intesa dagli autori come più generali competenze di cittadinanza). La priorità va data anche agli asili nido, alle competenze di base, all’apprendimento permanente e alle competenze per il lavoro (in particolare gli ITS, ma non solo).

La direzione è quella giusta

Ma al di là delle puntualizzazioni e dei possibili distinguo, il grande merito degli autori è di aver posto due punti chiave e nella sostanza condivisibili dai quali ripartire.

1. L’investimento in conoscenza dovrà essere ancor più massiccio: i 15 miliardi della scorsa legislatura (più di 10 in edilizia, gli altri in “scuola”, inclusi i PON FSE dedicati ai progetti per aperture extra orario) sono solo l’inizio.

2. Ogni ulteriore investimento non dovrà essere fatto in modo uguale per tutti, ma individuando quelle aree del paese dove ce n’è più bisogno. I soldi della Legge 107 era giusto in gran parte dedicarli a tutte le scuole perché venivamo da anni di tagli impressionanti voluti da Gelmini e Tremonti (8 miliardi!), ma adesso non è più così quindi è giusto differenziare.

Con quali soldi?

  1. Continuare a usare i fondi europei, di più e meglio se possibile.
  2. Ma soprattutto, come dicono Alesina e Giavazzi, la vita è fatta di priorità: per cominciare bastano la metà delle risorse stimate per il reddito di cittadinanza (l’altra metà potrebbe andare nel potenziamento del Reddito di Inclusione e della Naspi).
  3. Altre risorse potrebbero arrivare dal calo demografico (stima Fondazione Agnelli è 2 miliardi) e dalla riduzione di un anno del ciclo di studi (altri 3 miliardi circa), con un impegno del governo a lasciare nel sistema di istruzione questi “risparmi”.
  4. Se la priorità dell’investimento pubblico va al Sud, almeno per l’edilizia bisogna favorire -in tutta Italia, ovviamente- anche l’intervento dei privati. La sperimentazione dello School Bonus prevista dal governo Renzi (sul modello dell’Art Bonus: sgravi fiscali massicci per chi finanzia manutenzione ordinaria e straordinaria delle nostre scuole), non è mai decollata perché troppi erano i vincoli introdotti dal Parlamento per paura della “privatizzazione”. Imparando dagli errori del passato va ripensata perché possa funzionare da leva per l’investimento dei privati.
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Un pensiero riguardo “Più scuola ai ragazzi del Sud? Alcune riflessioni.

  1. Sia lei che Alesina e Giavazzi, non parlate a sufficienza della qualità degli insegnanti. Lei parla di reclutamento ed è importantissimo, ma introdurre dei “tagliandi” in vari momenti della carriera sarebbe utile a migliorare l’attenzione di questi sulla propria formazione e sulla propria efficacia. Mettiamo i risultati degli Invalsi sui siti delle scuole, prima di tutto per una questione di trasparenza e poi per offrire alle famiglie strumenti utili per la scelta. La riforma Berlinguer ha fallito nel puntare sulla competizione virtuosa tra scuole, ma gli Invalsi resi pubblici forse spazzerebbero via il torpore che sembra avvolgere molte scuole e non solo al Sud

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