Reddito di cittadinanza e dintorni. Un consiglio al Pd.

Complici anche gli avversari politici che lo hanno permesso con il loro fare propaganda invece che entrare nel merito e complici anche i giornalisti che non hanno mi messo in un angolo i pentacialtroni, il reddito di cittadinanza è rimasto avvolto nell’ambiguità e nel mistero. Escluso quasi subito (costa troppo e la Lega non lo accetterebbe mai) che fosse un reddito di cittadinanza (un minimo garantito a tutti e incondizionato), non si è mai capito se la proposta fosse più simile a una misura universale di contrasto alla povertà (in Italia già esiste e si chiama REI) o a una politica attiva del lavoro (in Italia già esiste e si chiama NASPI).

L’ambiguità è rimasta e rimarrà fino alla legge di bilancio. Una cosa però è certa: siccome non governano, ma fanno propaganda non faranno l’unica cosa sensata, ovvero potenziare REI e NASPI. Le segheranno entrambe per lasciarne in vita solo una delle due (si spera, almeno potenziandola). Non è importante quale segheranno , è il metodo che fa cagare.

Come sempre quando si parla dei fasciocialtroni? Vero. Ma è un metodo che ha una controindicazione, in questo caso: tocca il portafoglio di un numero rilevante (milioni!) di elettori. In particolare di elettori della Lega se tolgono la NASPI e del 5S se tolgono Il REI.

Una opposizione seria correrebbe a prendersi il voto degli scippati, non continuerebbe a parlare di biglietti aerei e reddito dei casalini o -peggio- a inseguire una foglia di Fico.

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