Specializzare 10.000 precari sul sostegno è una toppa, non una soluzione.

Il Ministro Bussetti ha annunciato al TG3 un nuovo corso di specializzazione sul sostegno per 10.000 posti. Nulla in contrario, davvero, ma si continuano a mettere pezze illudendo famiglie e chi non conosce le cose di scuola che possano essere soluzioni.

Vi avviso: sarò provocatorio, ma il tema è troppo importante per continuare a prenderci in giro! I docenti specializzati ci sono. Sono infatti decine e decine di migliaia i docenti in ruolo su materia che hanno anche la specializzazione sul sostegno. Se leggiamo i dati, questi parlano chiaro: chi entra in ruolo sul sostegno, quasi sempre chiede il trasferimento su materia appena possibile. Dopo aver svuotato molte GAE (soprattutto al centro nord), il rischio è che i precari si specializzino per entrare in ruolo su materia là dove le GAE sono esaurite per poi farsi assegnare provvisoriamente sul sostegno, dove le GAE sono piene, i posti di ruolo tutti coperti, ma si danno decine di migliaia di supplenze “in deroga” sul sostegno (mi scuso per i non iniziati, ma questa non la so proprio tradurre…).

Ricordate la denuncia del sindacalista CISL (ne ho scritto qui) sulle cattedre di ruolo non assegnate a Milano perché chi si è messo in GAE a Milano preferisce non lavorare e aspettare la piccola supplenza sotto casa? Bene: adesso farà la specializzazione, accetterà il ruolo a Milano (su materia oppure su sostegno) e poi farà domanda per fare il supplente su un posto di sostegno sotto casa. E -beffa delle beffe- quando si libera il posto di ruolo su materia, lo prende prima del precario che è rimasto in GAE al sud, visto che è già di ruolo.

Dice, ma mancano docenti specializzati. Vero, ma la soluzione è un’altra e Bussetti la conosce bene, visto che l’ha sperimentata a Milano quando era provveditore: docenti di materia già specializzati sul sostegno che fanno alcune ore di materia e alcune di sostegno. Serve una norma? C’è già: art. 14 c.2 D.lgs. 66/2017.

Per valorizzare le competenze professionali e garantire la piena attuazione del Piano annuale di inclusione, il dirigente scolastico propone ai docenti dell’organico dell’autonomia di svolgere anche attività di sostegno didattico, purchè in possesso della specializzazione, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 1, commi 5 e 79, della legge 13 luglio del 2015, n. 107.

Traduco, per punti: 

  • a scuola manca un docente di sostegno, ma in graduatoria non ci sono precari specializzati per coprirlo
  • i docenti già in ruolo su materia, ma specializzati, fanno alcune ore di sostegno fino a coprire una cattedra
  • alla loro scuola invece che essere assegnato un supplente di sostegno (sottolineo SUPPLENTE, che spesso è non specializzato, visto che non ne abbiamo) viene assegnato un docente DI RUOLO su materia
  • posso usare l’organico aggiuntivo (cosiddetto di potenziamento) per rendere tutto ancora più flessibile, anche rispetto alle classi di concorso.

Risultato: sul sostegno abbiamo docenti specializzati e di ruolo e un precario in più viene assunto a tempo indeterminato. È una soluzione win-win.

Ma così “costringo” un docente di ruolo a insegnare per alcune ore sul sostegno. A parte che può essere (come era a Milano) una scelta volontaria, a regime la cattedra cosiddetta mista potrebbe anche essere incentivata economicamente (con gli strumenti che ci sono, ovvero creandone ad hoc). Ma di questo sarebbe giusto parlare in sede sindacale, per ora mi accontenterei di lavorare sulla volontarietà.

Non costa nulla, ci guadagnano tutti (soprattutto gli alunni con il sostegno) e non ha controindicazioni. 

Ne parliamo?

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