Quale scuola? Una modesta proposta a partire dall’ultimo Baricco

Leggo sul blog di Luca Sofri una bella riflessione sull’ultimo libro di Alessandro Baricco (che, concordo con Sofri, ha un pessimo titolo). Scrive Baricco:
Magari andrà avanti cosí ancora per decenni: ma certo che il giorno in cui a qualcuno verrà in mente di rinnovare un po’ i locali, le prime cose che andranno al macero, dritte dritte, saranno la classe, la materia, l’insegnante di una materia, l’anno scolastico, l’esame. Strutture monolitiche che vanno contro ogni inclinazione del Game. Fidatevi, andrà tutto al macero.
Come si sarà capito, Baricco parla della scuola e le leggendolo mi sono venute subito in mente due riflessioni che ho fatto in passato.
La prima è di sette anni fa. E’ stato il mio primo intervento alla Leopolda, ed era -appunto- il 2011. In quei cinque minuti parlo anche di questo (oltre che -ironia della sorte- citare proprio Baricco).

Ad un certo punto dico:

Facciamo scuola in edifici costruiti all’inizio del secolo scorso e pensati in quello precedente: non ha senso. E anche le scuole che costruiamo ex novo le facciamo identiche a quelle dell’Ottocento! Fossi Presidente del Consiglio farei costruire solo scuole del XXImo Secolo: con meno aule e molti laboratori, con uffici per i docenti che così potranno lavorare a scuola e non a casa, con le nuove tecnologie che ne sono parte integrante e non un’appendice posticcia…

La seconda riflessione è tratta dall’articolo che ho scritto per Mondoperaio nel maggio scorso assieme a papà, dove alla fine della prima pagina scriviamo:

Dibattito che per essere utile richiede […] l’individuazione, l’approfondimento e la declinazione delle nuove parole chiave da usare quando si parla di scuola, parole che devono sostituire o almeno riorientare quelle che hanno campeggiato per tanto, troppo, tempo: come nozioni, lacune, discipline (e disciplina), ma anche compiti a casa, interrogazioni, orario delle lezioni, classe. […] L’individuazione delle nuove parole chiave offre l’opportunità di confrontarsi su quello che è il tema centrale e preliminare: a cosa serve la scuola? Com’è cambiata la funzione del sistema educativo? Come deve di conseguenza cambiare anche la figura del docente?
Come vedete se ne discute da tempo e posso garantirvi che non sono l’unico a porre queste questioni ogni volta che ne ho l’occasione. Eppure non è un tema mainstream; sui media si preferisce parlare di scuola per sentito dire, si preferisce parlare a vanvera dei nostalgismi più diversi (il predellino, il tema di storia, il voto di condotta…). Oggi Baricco centra il punto, spero che possa aiutare a favorire un dibattito più consapevole della posta in gioco.
Suggerisco di occuparci seriamente di quale scuola può sopravvivere alle nuove regole del “game”; che non è la scuola più cool, ma la più utile, anzi la più necessaria. Parlare di questo non è uno sport per fissati con l’innovazione, ma un esercizio fondamentale per evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca.

 

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