Cartolina a Massimo D’Alema

Se ci fosse ancora qdR (ve l’ho già detto che qdR mi manca da morire?), oggi avrei chiamato il Direttore per proporgli un articolo, una delle nostre cartoline. Una cartolina a Massimo D’Alema.

Caro Massimo,

una sola cosa, ma fondamentale per la mia formazione politica, mi hai insegnato: un metodo fatto di raffinatezza dell’analisi, ossessione maniacale per l’approfondimento, disprezzo per le ricostruzioni abborracciate e caricaturali. Pensavo fossero legittime divergenze d’opinione a portarci in case politiche diverse. E invece ti sei ridotto alla caricatura di te stesso, rinnegando tutto quello che mi hai insegnato ad amare del “fare politica”. Ti sei ridotto a impersonare tutto quello che hai sempre disprezzato: superficialità e partigianeria. E il fatto che la stragrande maggioranza dei politici faccia altrettanto un tempo l’avresti considerata un’aggravante.

Caro Massimo, della tua sottile ironia è rimasto solo il sarcasmo, della tua raffinata arroganza è rimasta solo la spocchia aristocratica, dei tuoi “dalemoni” è rimasto solo il criceto che gira a vuoto nella ruota per rincorrere i suoi fantasmi.

Triste, solitario y final.

Con malinconia,

Marco.

—-

N.B.: qdR era il “settimanale di propaganda riformista”, fucina di buone idee e palestra di un pezzo della classe dirigente arrivata al governo del paese (in posizioni sia tecniche che politiche) nella scorsa legislatura.

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