Sanatoria per i docenti non abilitati: un colpo all’equità

Ho scritto un breve commento per Italia Oggi del 30 aprile sulla sanatoria che il governo si è impegnato a fare con l’accordo del 24 aprile.

Il “percorso riservato” previsto dall’intesa governo-sindacati del 24 aprile è per i non abilitati con 36 mesi di servizio: per gli abilitati infatti la soluzione era già arrivata grazie ai governi Renzi e Gentiloni con il concorso previsto dal d.lgs. 59/2017, svolto l’anno scorso, ma con esiti in ritardo quasi ovunque. A proposito: la tempestiva pubblicazione di quelle graduatorie avrebbe consentito di stabilizzare immediatamente decine di migliaia di precari che hanno -loro sì- superato selezioni e ricevuto una formazione specifica per insegnare. Quella stessa formazione che purtroppo Bussetti vuole abolire. Sui ritardi dei concorsi e sulla qualità degli aspiranti docenti l’intesa tace; si concentra invece sul personale che insegna da 3 anni senza aver superato nessun concorso o selezione. Il modello sembra essere quello della sanatoria per i Diplomati Magistrali, a conferma che la convinzione profonda di chi l’ha siglata è che ad insegnare si impara esclusivamente insegnando. Un aspirante docente impara anche insegnando, ovviamente, ma a patto che qualcuno si incarichi di valutare il suo operato, di accompagnarlo nei percorsi di miglioramento; e che prima di “arruolarlo” lo Stato si assuma la responsabilità di decidere se sia davvero “abile”. È quanto prevedeva proprio il d.lgs. 59/2017 per tenere in equilibrio i diritti dei docenti con 36 mesi di servizio e quelli degli studenti, equilibrio che il governo sta progressivamente distruggendo. Messe insieme le tessere, il mosaico che si va componendo preoccupa. La scuola torna ad essere solo una grande agenzia di collocamento, a discapito della qualità e della valorizzazione della professionalità di chi vi lavora: si torna alla vecchia logica di avere tanti docenti e troppi precari; in gran parte formati poco e spesso male; tutti pagati peggio e nessuno valorizzato per quel che vale.

C’è poi un tema di equità. Nei confronti di chi si è abilitato, di chi farà i concorsi, degli studenti. E dei cittadini, che sarebbero ben contenti di contribuire per dare ai docenti una adeguata retribuzione, ma li vorrebbero anche adeguatamente formati e selezionati. Ironia della sorte, la sera stessa Di Maio era in TV a promettere: “Questo governo non farà mai sanatorie”. Peccato che ne abbia già fatte (non solo in campo scolastico) e che si appresti a concederne un’altra. Non sono gli ultimi governi ad aver trasformato il precariato in una patologia, ma se il no alle sanatorie è sincero, la patologia può e deve essere ricondotta a fisiologia, come si è iniziato a fare nella scorsa legislatura. Questa intesa sembra invece prospettare la garanzia di una percentuale molto alta di posti in una prova riservata e non selettiva (si parla di una quota tra il 30% e il 50%). Più in generale, si torna a pratiche che faranno crescere la precarietà: si prevedono ad esempio, “in via transitoria”, nuovi percorsi abilitanti riservati, che daranno vita ad un nuovo esercito di abilitati senza cattedra. Ci si potrebbe domandare il perché di tanta miopia, se la risposta non fosse ovvia: per fare tra qualche anno una nuova sanatoria. E ricominciare, come il criceto nella ruota.

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