La terra dei cachi

I miei dubbi sul caso #Cancellieri

Lo ammetto, complice il lavoro e alcuni appuntamenti politici in vista del ballottaggio di lunedì per il segretario del PD di Milano non avevo letto nulla della vicenda Cancellieri. Solo qualche invito alle dimissioni sui social, di solito usando come unico argomento che la Idem invece si era dimessa. Ho immaginato che anche il Ministro della Giustizia avesse evaso (anzi eluso) una tassa.

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Alfano si deve dimettere? My two cents.

Ma Alfano si deve dimettere oppure no? Secondo me, si. E lo dicevo anche prima delle rivelazioni odierne di Procaccini (“Alfano sapeva”, avrebbe detto). Le rivelazioni in sé, se non suffragate da prove, non aggiungono e non tolgono nulla alla vicenda: potrebbero benissimo essere quelle di una persona desiderosa di vendetta e/o che ha interesse a far casino per ragioni sue.

Alfano si deve dimettere perché ce lo ha insegnato un classico della filosofia politica contemporanea: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Per questa banalissima ragione le responsabilità politiche del Ministro dell’Interno sono indipendenti da quanto lui effettivamente sapesse di tutta la vicenda.

Si dice che il problema del Pd a dire questo sia la preoccupazione per la tenuta della maggioranza, ma di fronte alle questioni in ballo (credibilità internazionale, diritti umani, rapporti con una dittatura) non può bastare. Letta ha ragione a dire che “serve la stabilità politica”, ma ad essa non può essere sacrificato tutto. Se il problema è il ruolo politico ricoperto da Alfano, si chiarisca che nessuno mette in discussione il suo incarico di vice premier (è quello il ruolo che ricopre per garantire stabilità ed equilibrio), ma il Pd deve pretenderne le dimissioni da Ministro dell’Interno.

Questa in estrema sintesi la posizione che mi piacerebbe fosse presa dal mio partito. Con una aggiunta. Perché non mi piacciono le prese di posizione estemporanee e vorrei che da ogni avvenimento traumatico ne traessimo un insegnamento generale. Quale insegnamento traggo da questa vicenda? Più che un insegnamento, la conferma che ormai il potere politico è abbondantemente subordinato a quello della tecnostruttura che governa i ministeri.

Mi ha sorpreso molto leggere nei social le reazioni scandalizzate alla relazione di Alfano in Parlamento. Non poteva non sapere, si è detto. Questa reazione mi conferma la scarsa consapevolezza diffusa della gravità della situazione. Per quel che ho imparato di certe dinamiche facendo politica, Alfano poteva benissimo non sapere (o non sapere tutto). Una prova, anche se indiretta? Provate a verificare quanti Capi di Gabinetto o alti funzionari ministeriali restano al loro posto nonostante il cambio di titolare del Dicastero. E come ciò avvenga anche quando il nuovo inquilino è di parte politica assai diversa da quella del predecessore.

Perché trovo questo così grave? Ad esempio perché quei funzionari non sono eletti da nessuno. Ecco perché a mio avviso è questo il punto politico più rilevante di questa vicenda, che per gli altri aspetti – lo ribadisco – trovo inqualificabile.

Dopo le dimissioni di Alfano mi piacerebbe che discutessimo serenamente e pacatamente anche di questo. Almeno coloro tra noi – e so per certo che sono la maggioranza – considerano il fare politica un mezzo e non un fine. Il mezzo per cambiare le cose. Altrimenti meglio smettere di fare politica e intraprendere la carriera da grand commis di Stato. Che non solo è più redditizia, ma anche meno inutile.

Però pensiamoci bene prima di gettare la spugna: la democrazia è un’altra cosa